Slot Machine: Alcune volte le valutazioni sono errate

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Il gioco pubblico ed i suoi apparecchi sono stati rappresentati da più parti, sia politiche che di associazioni a carattere sociale, come lo “strumento di perdizione” per i cittadini: particolarmente, questo termine è stato usato in abbondanza sul territorio lombardo. Più esattamente le famigerate “macchinette” sono state chiamate in tanti altri modi “dispregiativi”, ma quello di essere la “fonte di tutti i mali del secolo presente” ed, automaticamente, strumento di perdizione, risulta essere quello più gettonato, precisamente come detto in territorio lombardo a mezzo della sua paladina “anti-azzardo e no slot machine” che ha fatto acquisire a quegli apparecchi di gioco tanti simpatici “sopranomi” da perdersi in un eventuale elenco. Ma ci si domanda oggi, con l’esperienza diretta di Regioni e province, dirette consorelle della Lombardia, se si debba ancora insistere per vedere in questi apparecchi da intrattenimento una fonte così malevola da volerla eliminare completamente dalla vita quotidiana di taluni.

Già in Piemonte è stato fatto un passo indietro da parte di qualche Consigliere Comunale quando ci si è espressi in modo negativo nei confronti della Legge regionale sul Gioco, poiché la stessa invece che “raggiungere l’obbiettivo di essere un deterrente per il gioco problematico, nonché di diminuire l’accesso al gioco da parte degli stessi utenti, ha quasi ottenuto l’effetto contrario”: spostando, oltre tutto, “gli interessi” dei consumatori direttamente nelle mani del gioco illegale e verso gli apparecchi illeciti, quindi, senza alcuna tutela e nessuna garanzia per l’incasso delle tanto agognate vincite “raggiunte con ore di impegno”.

Ora, forse anche in Emilia Romagna si sentono le prime “avvisaglie” relativamente alle restrizioni messe in atto: avvisaglie che viaggiano di pari passo con il riapparire, anche su questo territorio, del gioco illecito che come si sa viene gestito dalla criminalità organizzata con tutto quello che ciò comporta per la sicurezza del territorio e per la quiete pubblica. Anche se la situazione di queste due Regioni, Piemonte ed Emilia Romagna, sembra apparentemente sotto controllo, in effetti non lo è, o lo è soltanto in teoria: in Piemonte la Regione guidata dall’esponente Pd Sergio Chiamparino ha scelto il percorso di far (sostanzialmente) sparire le macchinette dai bar perché ritenute, come detto all’inizio di questo articolo, il principale “strumento di perdizione” dei cittadini, spostando praticamente l’offerta di gioco dai pubblici esercizi alle sale bingo, Vlt o sale scommesse. In Emilia Romagna sotto la guida del Governatore Stefano Bonaccini (sino a quando resterà in carica) accade l’esatto contrario: l’amministrazione si è scagliata contro l’offerta di gioco concentrata nelle sale che vengono poi sistematicamente “espulse” dai centri storici e da una parte cospicua del territorio in generale. Le solite interpretazioni “alternative” e lo stato di inadeguatezza e di poco equilibrio ed omogeneità normativi dei diversi percorsi istituzionali quando si parla del mondo dei giochi.

Ed a questo punto, sorgono le consuete domande che ci si pone in mezzo a cotanta confusione: ma allora quale potrebbe essere il modo più idoneo per tutelare i consumatori? Far sparire le macchinette dai bar, oppure togliere le sale Vlt, quelle delle scommesse e così via? Anche queste sono risposte che valgono “un milione di dollari” ferma restando, in ogni caso, la voglia di richiedere al Regolatore nazionale di esprimersi una volta per tutte in modo chiaro e preciso rispetto a quelle che saranno le proprie intenzioni sul gioco. E questo per evitare che si continui a far condividere in un’Italia, che è (ancora) un “pezzo unico”, situazioni legislative contrapposte che convivono con quella di più antica data relativa alla “Riserva di Stato”, accantonata e superata dalle ormai famose Leggi Regionali sul Gioco ormai vigenti in qualsiasi territorio della nostra Penisola, da nord a sud, ma ancora in essere.

Ma i risultati sono quelli indicati nelle prime righe dei quali non ci si può certamente rallegrare: andranno ad unirsi a quelli futuri che emergeranno dall’applicazione delle altre Leggi Regionali che non saranno, ovviamente, confortanti in termini di ordine pubblico e, sopratutto, di presidio della legalità. Si spera solo che quest’ultima non debba scendere a compromessi, frutto di una attività politica presente e recente nei confronti del gioco, politica che si è messa in campo negli ultimi anni in modo forse “leggermente scriteriato” e che sta provocando danni soltanto alla parte legale del mondo dei giochi e maggiori introiti per il gioco illegale. Fermo restando che si continui a credere e sperare che le famigerate Leggi locali siano state emesse con nobili scopi relativi alla protezione dei vari territori, e non esclusivamente per mero esibizionismo politico, ma che purtroppo sono supportate da veramente cattive applicazioni.

D’altra parte sembra proprio, ed è duro anche ammetterlo da parte di chi frequenta ed ama il mondo del gioco d’azzardo, che questo settore così impegnato con le sue imprese, le sue produzioni, le sue creazioni che sono diventate di interesse per una parte di investitori, venga considerato dallo Stato centrale unicamente quando si tratta di “trovare coperture” per mettere una “toppa al bilancio statale” e non venga, invece, seguito né tanto meno regolamentato come si dovrebbe… in tempo di quiete. Non si comprende anche come un settore che ha dimostrato di essere “quasi una colonna dell’economia del Paese” venga bersagliato da Leggi Regionali inique che stanno mettendo in ginocchio una filiera intera senza che alcuna delle istituzioni faccia qualcosa di concreto. E pensare che lo stesso settore ludico ha richiesto di essere regolamentato, che ha capito che una distribuzione diversa dovrà pur essere concretizzata anche se comporterà disagi, che qualche aumento di tassazione è “già stato digerito” dagli addetti ai lavori: cosa di più si dovrebbe fare da parte degli operatori del gioco, se non continuare a difendere i propri investimenti come era stato promesso, concordato e sottoscritto nel famigerato accordo in Conferenza Unificata? Peccato che quel poco o tanto che è stato deciso in quell’occasione non venga tenuto in alcun conto da parte delle istituzioni de-centralizzate!

Pubblicato il: 12 luglio 2018 alle 14:07 - Autore:

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