Senza pubblicità al Gioco ci saranno meno risorse per l’Erario

pubblicita al gioco vietata

Si teme proprio che il novello Esecutivo si troverà a fare i conti, per seguire i suoi indirizzi pre-elettorali contro il mondo del gioco d’azzardo, con gli introiti che inevitabilmente diminuiranno nel settore dei giochi per tutto ciò che si sta mettendo in campo nei confronti delle attività commerciali ludiche: distanziometri, fasce orarie ed ora anche divieto alla pubblicità. Tutti questi strumenti faranno in modo che tante imprese di gioco legali, con i relativi operatori, dovranno riflettere sul proprio futuro e vedere se non sia il caso di smetterla definitivamente di investire nel gioco d’azzardo lecito: di conseguenza, ritornare allo Stato le concessioni che attualmente non sono protette da alcuna legge, ed investire in altro “luogo e comparto” visto che, ormai, “questo business” sembra avere i giorni contati e sembra non esserci alcun luogo dove una nuova attività commerciale, che tratti di gioco, possa esistere, senza turbare la quiete pubblica, la salute pubblica ed il territorio.

Forse, potrebbe sembrare un’immagine futuristica alquanto negativa, “apocalittica” come direbbe qualcuno, ma questo è lo scenario che sembra prospettarsi a volte: anche l’arrivo del nuovo Governo Giallo-Verde sta mettendo angoscia poiché si teme che proseguirà nell’intento di fermare il dilagare del fenomeno gioco: il primo passo è stato fatto ed il Decreto Dignità metterà un punto fermo probabilmente sul futuro di tutta la filiera, dei suoi operatori e delle sue relative risorse. Ma a questo punto potrebbe anche sorgere spontaneo riflettere sulle promesse fatte dal novello Esecutivo: con questi “chiari di luna” che il gioco si porta con sé, si è tentennanti sul reale concretizzarsi del “reddito di cittadinanza”, tanto caro al Movimento Cinque Stelle, ma che sta probabilmente diventando complicato realizzare, visto che le relative risorse si volevano acquisire appunto dagli introiti del gioco d’azzardo… che stanno diventando evanescenti!

Cosa dirà ai cittadini, quindi, il vice Premier Di Maio? Vorrebbe, o quanto meno ha promesso in campagna elettorale, il reddito di cittadinanza come misura di contrasto alla povertà: e dove potrà ricavare le risorse se il gioco è appunto una di quelle risorse “classiche” alle quali, però, non si potrà più ricorrere, vista la situazione che lo stesso settore sta vivendo e che non vede, oltretutto, via di sbocco? Una profonda delusione per gli elettori del M5S che, senz’altro, avevano creduto a Di Maio e che quando hanno visto decollare il Decreto Dignità, con il divieto della pubblicità al mondo dei giochi, hanno cominciato ad avere dubbi su questo “reddito di cittadinanza” tanto decantato e cavalcato a livello pre-elettorale. Di Maio è assolutamente convinto che per il gioco vada abolita ogni forma di pubblicità, in quanto meno pubblicità, meno giocatori problematici, ma indubbiamente meno reddito per il fisco.

In ogni caso, la decisione sul divieto pubblicitario è stata presa e bisognerà adattarsi come è stato fatto in relazione alle stesse campagne per i tabacchi e per i super-alcoolici e alla fine si tratterà la categoria del gioco come quelle appunto vietate nel tempo. Ma bisogna anche dire che il divieto di pubblicità andrà introdotto gradualmente, poiché non si può improvvisamente vietare qualcosa che ora è lecito: rispettare chi ha budget basati su investimenti pubblicitari programmati sarà essenziale, poiché non si può spiazzare aziende e mondo economico in modo “repentino”. E poi bisognerà anche valutare cosa proibire. Si sa che esistono giochi che non sono d’azzardo e, quindi, possono essere pubblicizzati ed, inoltre, sicuramente bisognerà salvare i contratti in essere.

Sarà indispensabile avere un confronto con gli operatori e gli addetti ai lavori per capire come gestire questa “transizione” ed inanzi tutto quali sono le loro priorità: obbiettivamente, non si possono mandare in fumo i programmi e gli investimenti. E sempre sottolineando che così facendo, avendo meno risorse da parte dei giochi, il programma sul reddito di cittadinanza appare sempre più… irraggiungibile: ma a questo suo programma Di Maio vorrà (o potrà) rinunciare? Farà un passo indietro sul Decreto Dignità? Ma per ogni cosa che suscita perplessità o che si ritiene “ingiusta” c’è ed esiste sempre una “parte che ne è felice”: come l’associazione Adoc che apprezza quanto inserito per il divieto della pubblicità del gioco d’azzardo e delle scommesse.

Secondo questa struttura si pone in essere un forte deterrente al gioco, in particolar modo per quanto concerne i soggetti più sensibili e vulnerabili come i giovani, gli anziani ed i disoccupati: praticamente si rafforza il contrasto alla dipendenza, al gioco problematico ed al disturbo da gioco d’azzardo. E l’associazione va addirittura più oltre sottolineando, forse, che bisognerebbe diminuire ulteriormente le sale dedicate, le apparecchiature da intrattenimento e dare battaglia in modo ancora più efferato alla criminalità organizzata che spesso agisce all’interno del mondo del gioco con le sue ramificazioni dell’usura e della imposizione mafiosa.

Ed Adoc conclude sottolineando anche un appello a tutti i media: quando si comunicano notizie sulle vincite al gioco si dovrebbero anche inserire quali, in effetti, siano le reali probabilità che tali Baci della Fortuna si concretizzino. Certamente, così si toglie speranza ai giocatori, ma devono anche essere messi di fronte alla reale possibilità di vincita.

Indubbiamente, la linea “dura” di Adoc tende a far sparire il gioco dai territori ed anche questo, però, potrebbe contribuire a non arrivare, almeno perseguendo la strada del gioco d’azzardo con le sue eventuali risorse, al “reddito di cittadinanza”: Di Maio dovrà riflettere. Comincerà a deludere i suoi elettori, oppure con un colpo di bacchetta magica estrarrà dal suo cilindro un coniglio con tante risorse economiche che facciano realizzare questo suo sogno?

Pubblicato il: 24 luglio 2018 alle 12:00 - Autore:

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