La riduzione degli orari fa diminuire la voglia di gioco?

diminuzione orari di gioco

Le fasce orarie, e la relativa diminuzione nel funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento, “non va giù” proprio a nessuno di coloro che tutelano le imprese di gioco pubblico. Le associazioni continuano a battersi: e succede anche se, onestamente, per il momento sembra tutto inutile poiché nel frattempo le Regioni e gli Enti Locali continuano per il loro percorso, nonostante le continue “presentazioni di ricorsi” ed anche le richieste di colloquio con le varie Amministrazioni per “parlare di questo problema”. Tutto apparentemente inutile: le istituzioni de-localizzate non vogliono sentire ragioni e neppure che “mancano dati scientifici che possano dimostrare che la riduzione degli orari faccia diminuire la dipendenza da gioco”. Ormai questo “esperimento” non è più tale, ha esaurito la sua innovazione ed ha portato risultati non positivi e dove è stata applicata per qualche tempo se ne è riscontrata l’inutilità per la tutela concreta delle fasce deboli: ma si continua in ogni caso in questo cammino alquanto “costoso per le società di gioco” e gli Enti Locali appena possono usano l’applicazione di queste “fasce orarie” quasi per costringere le imprese di gioco “a chiudere bottega”.

Alla pari dell’applicazione dei vari distanziometri, anche gli orari “frazionati” hanno solo ottenuto come risultato finale la “transumanza” dei giocatori e lo spostamento verso altre offerte (illecite) di gioco che non devono soggiacere alle limitazioni: e non è un grande risultato! E le associazioni si alterano ancor di più quando si guarda alla recente ordinanza del Comune di Firenze che limita gli orari di accensione degli apparecchi leciti, come le slot machine, per sole sei ore al giorno. Infatti, in base a questo provvedimento le sale dovranno rimanere chiuse dalle ore 18 alle ore 24 di tutti i giorni, mentre i congegni dovranno essere spenti dalle ore 13 alle ore 19 negli altri esercizi autorizzati. Nettamente in contrasto con quanto era stato studiato, concordato e sottoscritto nell’accordo sul riordino in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

Questo provvedimento orario fiorentino, “segue” il Regolamento sul gioco approvato a Firenze lo scorso novembre 2017 che vietava l’apertura delle sale slot e l’installazione dei congegni di gioco nel raggio di 500 metri dai cosiddetti luoghi sensibili e rimandava la limitazione degli orari ad una nuova ordinanza comprensiva dell’introduzione di fasce orarie di “interruzione quotidiana di gioco”. Tutto questo percorso non è certamente stato seguito né tanto meno approvato da Anci Toscana, con la quale era stato avviato un confronto ed un dialogo su questa tematica, ispirato ovviamente al principio di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti: le associazioni di categoria stanno già predisponendo i ricorsi da presentare al Giudice Amministrativo, anche in relazione ai precedenti indirizzi del Tar Toscana. Tar che aveva bocciato l’ordinanza del Comune di Livorno in quanto non supportata da studi o ricerche sufficienti a motivarla e che avrebbe dovuto servire da monito per le altre Amministrazioni: così, ovviamente, non è stato ed ognuno continua ad “ordinare” ciò che ritiene più utile per il proprio territorio, sperando sempre che questi percorsi restrittivi siano messi in campo, veramente, per l’interesse delle varie comunità e dei vari bacini d’utenza.

Come si possa fare per far comprendere alle istituzioni regionali e comunali che le fasce orarie “a nulla servono” rimane ancora un mistero anche se ricerche in questo senso ve ne sono state, sono state richiamate all’attenzione degli Enti Locali, ma l’effetto che ne è seguito è stato presso ché nullo. Perché non si riesce a far intervenire il Governo centrale che, prima o poi, dovrà schierarsi per regolamentare sia questo che tutto il resto dei giochi? Per il momento si sta prendendo tempo senza intervenire, ma ciò non potrà durare a lungo perché i giochi hanno necessità di essere regolamentati a livello nazionale e non si può più lasciare che i territori vengano gestiti individualmente. Non fa bene al settore, non fa bene ai giocatori e non fa bene neppure all’Erario!

Ma, evidentemente, l’ulteriore potere che gli Enti Locali hanno acquisito sempre come risultato (forse uno dei pochi) dell’intesa sul riordino dei giochi, fa in modo che queste istituzioni si sentano in diritto di arrogarsi di poter determinare la vita e la morte commerciale delle attività ludiche e poco importa che sia richiesto loro di “istruire” le relative ordinanze restrittive con dati ben definiti a supporto delle loro decisioni. Si allega documentazione “varia” relativa ad anni precedenti, riguardante bacini diversi da quelli cui le famose ordinanze vengono a riferirsi. Insomma, ognuno agisce come meglio crede e senza una omogeneità ben definita come era sempre nelle intenzioni della ormai famigerata Conferenza Unificata. Il cui scopo, non bisognerebbe dimenticarlo, era quello di mettere solide basi ad una futuribile Legge Unica sul gioco che uniformasse l’italico territorio con normative ed orari che non costringessero i giocatori ad “inseguire” il gioco nei posti e nei luoghi più congegnali.

É sin troppo evidente ormai a tutti coloro che seguono il gioco d’azzardo pubblico che questo non è successo e ad oggi ancora non succede: il nuovo Governo è “tirato per la giacchetta” da tutte le parti per prendere iniziative probabilmente più importanti del gioco, e gli addetti ai lavori rimangono sempre in attesa di conoscere il loro futuro. Parte del quale hanno già conosciuto con il Decreto Dignità che, come primo impatto del Governo Giallo-Verde, non si può dire che non abbia “scioccato il settore”: il divieto assoluto della pubblicità al gioco è una cosa che fa discutere sotto tantissimi punti di vista, particolarmente per quello che attiene il discorso economico e gli investimenti che vi sono stati fatti.

Pubblicato il: 26 luglio 2018 alle 13:02 - Autore:

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