La Federgioco nei confronti delle censure al gioco d’azzardo

censure al gioco azzardo

Non si era ancora sentito il punto di vista dei casinò tricolore relativamente al Decreto Dignità ed al divieto della pubblicità al gioco: il segmento dei casinò è sempre un poco trascurato quando di parla della tematica del gioco in generale, come se fosse un mondo a sé (e magari lo è pure) e che non si voglia “mischiare” con l’altro gioco terrestre, perenne ed odiato concorrente delle Case da Gioco italiche. Ma, invece, a chi scrive il parere dei casinò interessa e, quindi, si vogliono sottolineare le riflessioni del Presidente di Federgioco sulla necessità certamente di limitare la pubblicità del gioco, ma evitando alcune censure ai giochi: si ritiene che questo sia assolutamente indispensabile. Sarebbe assurdo mettere sopratutto, i nostri giovani allo sbaraglio ed in balìa di tutto ciò che arriva sugli strumenti tecnologici in possesso di quasi tutta la parte più giovane della nostra società.

È evidente ormai per tutti che vi sia necessità di una regolamentazione dettagliata per quanto riguarda i giochi e la sua promozione: non bisognerebbe, però, definire cosa sia meglio. Il divieto assoluto del messaggio pubblicitario od una precisa delimitazione? Questa è l’alternativa che si pongono i casinò tricolore che sembrano propendere per la seconda ipotesi in attesa in ogni caso che il Decreto Dignità venga trasformato e convertito in legge. E questa scelta da parte delle Case da Gioco è già stata indicata alle diverse proprietà in funzione anche della loro immagine pubblica: ma questo non significherà, però, non promozionare eventi od iniziative, significa adottare messaggi divulgativi senza scendere però in quella esaltazione del gioco che va ad “inserirsi” nelle menti di chi ascolta, facendo interpretare il messaggio in modo “troppo convincente”.

Nel gioco si deve sempre procedere in modo responsabile, e senza eccedere, ed i messaggi che vanno diretti al pubblico, particolarmente a quello giovane, devono comunicare che il gioco può creare dipendenza e che è indirizzato solo ed unicamente ai maggiorenni. Si ritiene che questo sia il modo per proteggere l’utente dal gioco problematico e non il divieto assoluto della pubblicità che, forse, arriverebbe ad ottenere risultati negativi senza risolvere la problematica del disturbo da gioco d’azzardo. I casinò si sono anche posti la domanda se le misure che sinora si sono adottate in Italia in materia pubblicitaria siano “particolarmente efficaci” ed arrivino al “punto giusto per disincentivare la voglia di gioco”.

In realtà, si può dire che negli ultimi anni è stato effettuato uno sforzo notevole per contenere la pubblicità del gioco, ma per fare un esempio, le limitazioni imposte dal decreto Balduzzi non vengono applicate alle pay tv ed alle reti private, alle sponsorizzazioni ed a tutto il settore online.

E poi non bisogna pure dimenticare che dovrebbe esistere una “corretta informazione” sui rischi da dipendenza dal gioco e questo è ancora carente perché “passano” messaggi troppo veloci, troppo superficiali, troppo poco incisivi. Gli operatori legali, poi, dovrebbero aiutare il cittadino-giocatore a saper distinguere tra le varie proposte ed un buon strumento per scegliere tra gli operatori potrebbe essere un “Codice di Regolamentazione per la promozione del gioco”: offrire, di conseguenza, la possibilità di scegliere in forza di criteri oggettivi basati sulla trasparenza e sul rispetto del “cliente come persona, prima ancora che come giocatore”.

Ma, visto che il Decreto Dignità sembra avere un percorso ed un obbiettivo già prestabilito, che scenario si potrebbe prefigurare con la presenza del divieto assoluto alla pubblicità? Tutti stanno cercando una risposta che possa essere coerente e che rispecchi quello che sarà il mercato a seguito di questa disposizione piuttosto dura. Quello che salta agli occhi è che gli operatori leciti saranno costretti ad ottemperare, come al solito, alle regole imposte, mentre coloro che agiscono nell’illegalità continueranno a farlo e continueranno, come hanno fatto sino ad ora, a pubblicizzare le proprie offerte illecite ed a ricavarne i soliti “benefici economici”. In pratica, si avranno forme di pubblicità occulte oltre ad una grande guerra nel web sopratutto a livello internazionale.

Il concetto di avere, invece, poche regole ma chiare e certe con la delimitazione di una comunicazione dell’offerta di un prodotto che deve divertire, ma solo i maggiorenni e che gli stessi devono essere consapevoli che ogni eccesso, in qualunque cosa, esce dal territorio del divertimento, sarebbe l’ottimale: ma sembra, al momento, ancora utopia. Si sta entrando, purtroppo, in un periodo “alquanto periglioso” per tutto il gioco, per tutti i suoi segmenti e per tutti i suoi operatori, Case da Gioco italiane, incluse. Questo divieto della pubblicità, probabilmente, ha spiazzato un poco tutti: e tutti sono preoccupati dei contratti in essere, delle sponsorizzazioni in corso e delle spese che si dovranno incontrare a causa di “marce indietro forzate” da parte delle imprese di gioco.

Questo, forse, il neo Governo Giallo-Verde non lo ha ben valutato: oppure l’ha valutato e non ha considerato che fosse di importanza fondamentale rispetto alla salute di coloro che “cadono nella rete” del disturbo da gioco d’azzardo, avendo deciso che era il momento ed il modo di intervenire per cercare di fermare questo fenomeno che sta prendendo troppo piede sull’italico territorio. Ma il settore ludico, tutti i giochi inclusi, non si sa se rimarrà con le mani conserte ad aspettare un risultato economico devastante, oppure se prenderà qualche diversa iniziativa per sottoporre al vice Premier le proprie rimostranze, pregandolo di “ritornare sui suoi passi” studiando una forma migliore per questo divieto che sembra risultare veramente invasivo.

Pubblicato il: 26 luglio 2018 alle 15:47 - Autore:

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