La disciplina restrittiva del Gioco non ha basi solide

restrizione gioco azzardo

Si richiedono sempre al gioco, ed agli interventi relativamente al suo consumo, dati certi e ricerche che onestamente non presentano la reale situazione in cui esso si dibatte. Si fanno conoscere, spesso e volentieri, cifre ben diverse da quelle reali relative ai giocatori che incorrono nel gioco problematico vuoi per fini elettorali, vuoi per influenzare l’opinione pubblica. Lo scopo è sempre il medesimo: demonizzare questo settore quasi come se vi operassero “cittadini di serie B” e non invece onesti cittadini che vedono nel settore ludico un business, acquistano le concessioni che dovrebbero consentire di lavorare con la protezione dello Stato cercando di proporre, a chi lo desidera, offerte legali e tutelate che mettono al sicuro i consumatori da qualsiasi truffa od inganno.

Quindi, ci si scuserà se quando si indicano riferimenti a studi, dati e ricerche relative alle cifre del gioco problematico “il sopracciglio si arcua” e si rimane ancora oggi stupiti di ciò che questi elaborati sottopongono: ecco, però, che di tali approfondimenti usati a sostegno dell’emissione di alcune ordinanze comunali o regionali prende “buona nota” il Tar della Toscana, annullando un’ordinanza restrittiva sul gioco del Comune di Livorno destinata gli orari di funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento supportata, appunto, da “talune ricerche” ritenute dagli stessi Giudici Amministrativi insufficienti per quel determinato scopo.

Infatti, il Tar ritiene che l’ordinanza del Sindaco di Livorno appare assistita da una serie di contributi del tutto insufficienti a giustificare l’emanazione di una disciplina restrittiva degli orari degli esercizi che propongono gioco pubblico che richiede un sostegno più realistico, approfondito e dettagliato sullo sviluppo del gioco sul territorio e sulle negatività che lo stesso può comportare alla cittadinanza con il profondersi dei prodotti di gioco pubblico (e, quindi, lecito).

Questa “sottolineatura” viene evidenziata dal Tar della Toscana e porta ad accogliere il ricorso di una società di gioco, e dispone l’annullamento dell’ordinanza del 4 agosto 2017 emessa dal Primo Cittadino di Livorno in materia di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo: ordinanza messa in campo dopo che il medesimo Tribunale Amministrativo aveva già bocciato il regolamento comunale in quanto “limitativo della libera iniziativa economica di impresa”.

Bisogna anche dire che l’ordinanza di riduzione degli orari di funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento era supportata da uno studio dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, pubblicato nel 2014 (ma non depositato in giudizio), riferentesi al periodo 2008-2011 e quindi eccessivamente “vecchio” che si riferisce, oltretutto all’intero contesto nazionale e che non evidenzia particolari problematiche che possono investire il Comune di Livorno. E già questo sembra non essere di alcun supporto all’emanazione dell’ordinanza di cui si tratta.

La “stessa sorte” si può accreditare ad una relazione del Dipartimento delle Dipendenze dell’Ausl Toscana Nord Ovest del 28 aprile 2016 recante dati che si fermano al 2015 e relativi a tutto il Dipartimento: manca anche in questo caso qualsiasi rilevazione riferita al territorio comunale di riferimento. Ed altrettanto si può dire sotto il profilo motivazionale dell’ordinanza emessa dal Comune di Livorno quando si fa riferimento alle linee-guida approvate dalla Giunta Regionale del 2016 anch’essa riferentesi all’intero territorio regionale e non del solo territorio di Livorno. Nulla di quanto sostenuto dall’Amministrazione, e neppure prodotto in giudizio come documentazione, può sostenere l’emanazione dell’ordinanza di riduzione degli orari di accensione delle apparecchiature da intrattenimento. Parola di Tar.

Pubblicato il: 13 Apr 2018 alle 11:31 - Autore:

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