Il Gioco online ed i diritti sulla libertà di impresa

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Non si contano più le volte che è stato sottolineato che la pubblicità relativa al gioco d’azzardo deve essere assolutamente calmierata e condizionata in orari in cui la parte più giovane della nostra società non finisca per essere bombardata da spot sempre più ammiccanti che, volontariamente o no, spingono al gioco. Quel poco di regolamentazione che è stata inserita dalla “vecchia Legislatura” non è sufficiente, anche perché non viene pedissequamente seguita e ci si trova ad assistere, anche durante manifestazioni sportive, a pubblicità sui siti di gioco legali aams sponsorizzati a volte anche da personaggi pubblici, molto noti ai più.

Su questo si è d’accordo perché il bombardamento di pubblicità che da un po’ di tempo a questa parte si è verificato con insistenza non sembra assolutamente giusto: ma per un certo segmento del gioco, quello online, forse ciò è indispensabile per continuare a sopravvivere e si vuole, quindi, in queste righe anche allargare un attimo il discorso e valutarne più aspetti. Il primo da sottolineare è senza dubbio il parere della Commissione Europea, laddove si dimostra assolutamente contraria alla sospensione totale della pubblicità al gioco, in quanto dalla stessa deriva l’eventuale indirizzo legale che il consumatore deve seguire per non trovarsi magari coinvolto in siti illegali che non lo tutelano certamente, ma lo mettono anche in condizione di non acquisire le proprie “agognate” vincite. E questo parere della Commissione Ue non si può certo fare a meno di prenderlo in considerazione.

Poi si vuole guardare nella direzione del comparto online del gioco che, fatto salvo per le attività dei titolari di concessioni di gioco online, il diritto d’impresa si segnala che nella concessione rilasciata esiste la possibilità di promuovere le proprie attività. Particolarmente, quindi, chi lavora nel canale digitale e non in quello terrestre, ha come unica possibilità di farsi conoscere proprio la pubblicità e le sue promozioni e sponsorizzazioni: se questo dovesse non essere più consentito per legge, e quindi sparisse, le attività online cesserebbero di esistere almeno per quanto verrebbe percepito dai consumatori perché non più supportato dalla pubblicità. E questo nel lato pratico cosa potrebbe significare? Esattamente che tale mercato (online) non avrebbe senso di esistere: ma nello stesso tempo anche che quella concessione pagata, senza dubbio, profumatamente allo Stato centrale, non avrebbe più valore alcuno.

Ma si vuole anche sottolineare che ne discenderebbe non solo un danno economico per l’industria, ma tale misura di “divieto della pubblicità” sarebbe del tutto incoerente e pericolosa a livello istituzionale: questo perché come anticipato poc’anzi la Commissione Ue, nella sua raccomandazione del 2014 metteva per iscritto che un divieto di promozione dei giochi metterebbe in condizione il consumatore di non saper più scegliere “da che parte del gioco stare” e renderebbe di conseguenza indistinguibile l’offerta lecita da quella illegale costituendo questo, ovviamente, un rischio alquanto serio per la tutela dei consumatori. Questo agire andrebbe in modo diametralmente opposto rispetto alle “esigenze di tutela” che la Commissione Europea richiama sempre.

Certo in questo particolare momento, ed a Governo appena costituito, per capire come quest’ultimo si muoverà in materia economica e rispetto ai giochi, bisognerà attendere le prossime settimane: bisognerà anche guardare con attenzione le prime mosse che verranno messe in campo dal nuovo Ministro dell’Economia che appartiene a quella corrente economica che rappresenta “l’ala più ortodossa” nelle scienze economiche e forse più coerente con il profilo politico conservatore e destrorso. Chi segue questo indirizzo, chiamato pensiero neokeynesiano, asserisce che quando si vive in un contesto recessivo, la mancanza di investimenti privati dovrebbe essere compensata da investimenti pubblici che stimolano il consumo, dando potere d’acquisto alle famiglie: così facendo si potrebbero “riaccendere” le prospettive delle imprese, riportando così l’economia nella sua giusta direzione.

Ma l’intervento dello Stato non può essere una “cura” per l’italica economia che non gode certamente di ottima salute, ma rappresenterebbe una base per l’attività dei privati ed una garanzia per le libertà individuali. Ma queste sono le “vecchie” idee di base di questo Ministro, espresse qualche settimana prima della sua nomina: ma ora con i conti alla mano in modo realistico e con la conduzione del Paese che si presenta alquanto perigliosa, alcune idee potrebbero cambiare o forse solo modificate: bisognerà attendere gli sviluppi e vedere se tutto ciò che si è detto ed esternato prima delle “nomina” non venga rimangiato in un solo boccone. La politica in fondo ci ha abituato a questo ed altro!

Pubblicato il: 21 giugno 2018 alle 13:41 - Autore:

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