I costi sociali del gioco d’azzardo problematico

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Nei vari scorsi anni il mondo del gioco d’azzardo è stato, come “ci piace” dire, rivoltato come un calzino: ne sono stati valutati tutti gli effetti e l’attenzione è stata quasi sempre monopolizzata dagli importi che il cittadino-giocatore impiega nel proprio gioco preferito: alla settimana, al mese, all’anno. Quali siano i giochi d’azzardo che monopolizzano l’attenzione dei giocatori e persino come queste preferenze vengono suddivise Regione per Regione. Insomma, una sorta di “autopsia” del gioco e dei suoi interpreti. Ma, molto raramente si sono dichiarati, se non con cifre veramente assurde ed assolutamente improprie, gli importi relativi al costo sociale del disturbo del gioco d’azzardo, in tutti i suoi “gradini”. Questo non è indubbiamente un discorso che “ci allieta”, ma mettere una specie di punto fermo a questi importi e capire come stanno realmente le “cose ed i conti” forse potrebbe fare parte di una buona informazione, anche se ne deriveranno cifre importanti che non faranno certamente piacere a chi ama il gioco d’azzardo, ovviamente pensando a quelle persone che ne vengono particolarmente coinvolte.

Ci si vuole richiamare ad una ricerca focalizzata su dati del 2014 (quindi se si vuole, anche un po’ antichi) e relativa ai costi sociali del gioco problematico con riferimento al Trentino Alto Adige e Lombardia: l’obbiettivo di questo studio è di poter avere per la prima volta una stima dei costi sociali in Italia appunto per il gioco problematico, sapendo quanto siano importanti sia le derive economiche che quelle delle relazioni sociali quando un individuo viene coinvolto nel disturbo del gioco d’azzardo. Le conclusioni di questo studio portano a sottolineare anche quanto sia importante certamente intervenire sul soggetto coinvolto, ma anche la prevenzione. Si devono ridurre i numeri delle persone che sviluppano comportamenti di disadattamento legati al gioco e bisognerebbe aumentare la protezione e diminuire i fattori di rischio. E ciò detto in parole semplici e molto povere: ovviamente, l’applicazione non è così semplice e facilmente realizzabile, ma bisognerebbe stare attenti a non sottovalutare il gioco problematico prima che diventi dipendenza da gioco. Il primo non deve essere considerato come “una categoria inferiore” di disturbo e, sopratutto, non bisogna cadere nell’errore di considerare il Gap “non essere un grosso problema”.

E sino a qui sono considerazione anche già lette e sentite: magari espresse in modo diverso, ma sostanzialmente identiche nella loro pienezza. Ma ora si vuole passare al dettaglio di questa ricerca, svolta dal Centro Studi Ricerche Consumi e Dipendenze e FeDerSerD che fa riferimento al gioco d’azzardo problematico relativamente all’individuazione di un problema di gioco in una popolazione non clinica: ci si basa sull’utilizzo di un questionario di autovalutazione e non su di una diagnosi effettuata da un professionista. Prima di tutto, bisogna esprimere il concetto di gioco d’azzardo problematico che si identifica con la difficoltà nel limitare danaro e tempo spesi nell’azzardo e poi nelle difficoltà che conducono a conseguenze negative per il giocatore e per la comunità in senso generale.

Le diverse forme di gioco problematico, come però anche altre dipendenze, comportano disagi non solo per i soggetti interessati, ma anche per la collettività e questo ci riporta, inevitabilmente, ai costi sociali: sostanzialmente ci si riferisce ad una perdita complessiva di benessere sociale attribuibile ad azioni, scelte e comportamenti. La stima dei costi sociali del gioco d’azzardo problematico in Italia si riferisce al 2014 in base ai dati disponibili: in quell’anno la raccolta del gioco pubblico è stata di 84,5 miliardi di euro, di cui 7,9 miliardi sono stati convogliati alle casse dell’Erario ed il tutto a fronte di vincite per 67,6 miliardi e di una spesa complessiva dei giocatori di 16,9 miliardi (dato rilasciato nel 2015 dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).

Nel dettaglio, i costi sociali complessivi del gioco d’azzardo problematico in Italia si possono così riassumere, rapportandoli ad una stima riferita a 1.230.179 giocatori problematici: il totale dei costi sanitari è di 60.167.264 euro. 10.167.264 per il trattamento e 50mila per altri costi relativi; i costi di disoccupazione ammontano a 1.535.790.017 euro; i costi per rotture familiari o, purtroppo, suicidi a 310.775.688 euro ; i costi relativi a problemi legali 813.485.852 euro. Il costo stimato per giocatore viene stimato pari a 2.211 euro. I risultati della ricerca, con i limiti che si possono far derivare dalle fonti informative ed i margini di relatività degli studi di prevalenza, sembrano portare verso l’indicazione che, in passato, vi sia stata una ampia sopra-valutazione dei costi sociali prodotti dal gioco d’azzardo. E questo, secondo chi scrive, è quello che si è voluto, fortissimamente voluto, far passare all’opinione pubblica.

Pubblicato il: 3 luglio 2018 alle 15:23 - Autore:

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