Governo: Annunciata l’uscita dai Giochi

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Si torna, ancora una volta, al contratto del Governo del cambiamento: per percepire il “cammino” dello schieramento “Giallo-Verde”, per riflettere sulle varie esternazioni messe in campo relativamente alla “pace fiscale”, quella sorta di sanatoria sulle liti tributarie, dalla quale si potrebbero ricavare (secondo il leghista Siri) dai 25 ai 35 miliardi suddivisi nei prossimi due anni e che, invece, esperti del settore finanziario ritengono non si possa superare un tornaconto per lo Stato di circa 20 miliardi, ed anche per riflettere sulla nota di aggiornamento del Def, che “seguirà” ad un dialogo con la Commissione Ue”. Tutto ciò che oggi appare è che qualsiasi tipo di percorso si intraprenderà dovrà essere improntato sulla sostenibilità.

Ma perché si stanno mettendo sul piatto queste riflessioni? Perché sembra che al momento, ed alla “partenza” dei percorsi del novello Governo, vi sia una totale incertezza sugli indirizzi da intraprendere, cosa che invece non dovrebbe essere vista la sicurezza tanto ostentata in campagna elettorale particolarmente dopo i risultati ottenuti. “Dal di fuori” dal Governo sembrava forse tutto più semplice, facile, realizzabile: un colpo di spugna con la “vecchia Legislatura” e si ricomincia con i “dogmi” Giallo-Verdi. La realtà, però, si sta dimostrando alquanto diversa, la responsabilità “della quadra dei conti dello Stato” è tanta, e l’impegno che si è preso con gli italiani sembra “pesante come un macigno”.

Ed allora? L’uscita dei giochi dall’italico territorio si concretizzerà? Oppure ciò si potrà equiparare alla tanto sbandierata “uscita dall’euro”? Entrambi argomenti sui quali, gioco-forza (si perdoni il gioco di parole) si dovrà fare qualche passo indietro da entrambi gli schieramenti e con un grande sospiro di sollievo da parte di tutte le imprese di gioco legali aams che, forse, hanno ancora qualche speranza di sopravvivenza. Oggi, sembra davvero impensabile poter annunciare questi due percorsi che il Governo avrebbe voluto intraprendere! Sono due percorsi inseriti e stralciati dai piani del Governo che quasi tenta di rimangiarsi i propri vecchi “proclami”.

Anche se “non ci piace” metterci davanti ad una sfera di cristallo e fare previsioni: ma ciò che invece potrebbe accadere, potrebbe essere l’adozione di un provvedimento “di transizione” da parte del Governo, e caldeggiato dal M5S, relativamente alla pubblicità dei giochi. Provvedimento di transizione o tampone, ma intervento che avrebbe nel suo obbiettivo quello di arrivare ad un divieto totale delle promozioni del gioco d’azzardo sui vari canali. Ma questo, andando “contro” le espresse raccomandazioni della Commissione Europea e che porterebbe qualche confusione nel giocatore nella scelta di gioco: senza pubblicità come distinguere il gioco illecito da quello legale?

Proprio ed esattamente in questo particolare momento, in cui l’Europa tende ad avere meno evasione fiscale nei propri Paesi e dove, invece, l’Italia conquista il “primato” come Paese con la maggiore evasione Iva, così come illustrato nel rapporto “Vat Gap” pubblicato dalla Commissione Europea. Sembrerebbe che solo in Italia si continui ad evadere e non è un “bel primo posto” di cui andare fieri. E se, poi, si ricollega al divieto della pubblicità sui giochi che potrebbe “spingere” verso un mercato illegale, la percezione che si può avere della finanza nel nostro italico Paese, non se ne esce certamente in modo brillante. A quel punto, poco importa che proprio relativamente al gioco online (spinta anche dall’Agenzia delle Dogane) si sia registrata una presa di coscienza di certi operatori che da imprese border line si sono convinti a fare il “grande passo” ed emergere dall’illecito per convertirsi alle leggi dello Stato italiano.

Certamente, ha contributo proprio l’Amministrazione a convincere i fornitori di giochi online ad intrattenere rapporti solo con imprese titolari di concessione lecita, “minacciandoli”, in caso diverso, di farli uscire dal mercato. É stata una buona manovra: ha reso il settore competitivo ed ha adeguato l’offerta a quanto richiesto dai giocatori, rendendo così questo segmento e questo canale di gioco lecito maggiormente fruibile di quello illecito.

É sin troppo evidente che tutto questo lavoro di “conversione”, messo in campo con tanta determinazione, risulterebbe vanificato nel momento in cui si prendessero veramente le strade per vietare la pubblicità dei giochi, tenendo presente che l’unico “stratagemma” che hanno le società lecite di gioco online in Italia, per proporsi agli utenti e per “farsi distinguere” dalle imprese illecite, è propriamente quello di far conoscere la loro esistenza a mezzo della pubblicità: non esiste altro mezzo possibile per arrivare “al cuore” dei giocatori online. Ma oltre ad essere un percorso assolutamente negativo per le imprese di gioco legali, con tutto ciò che ne può scaturire di conseguenza, si è certi che proibendo la pubblicità al gioco online (come per quello terrestre naturalmente) se ne diminuirebbe certamente la domanda e, quindi, l’uso che ne consegue?

Pubblicato il: 2 luglio 2018 alle 13:00 - Autore:

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