Gioco, società e territorio: Come tutelare tutti?

tutelare il gioco ed il territorio

É una domanda di quelle che richiedono “tanto impegno” per ottenere una risposta: impegno che se anche è stato presente nella precedente legislatura non ha sortito un gran che, visto che ancora oggi se ne continua a discutere. Sembra un serpente che si morde la coda: se salvaguardi una cosa, apparentemente, potresti andare a discapito di qualcosa d’altro e, quindi, si ritorna, come nel “Gioco dell’oca” di vecchia data, al punto di partenza. Il dibattito, anzi i dibattiti, sul gioco imperversano: ma nel nostro Paese sembra quasi di non essere ancora pronti a “convivere” con il gioco ed a renderlo solidale con opinione pubblica e territorio. Ma perché?

Non vi è dubbio che sia complessa tutta la situazione che gira attorno al mondo del gioco d’azzardo: e la risposta alla sua mancata tolleranza da parte del sociale è ancora più complessa se si pensa, solo per un attimo, al risvolto dell’occupazione. Ma come si fa a non convivere con una filiera che ha dimostrato di poter dare lavoro, professionalità e crescita a tante risorse che lo Stato centrale non è stato capace di tutelare? Il Governo (di qualunque si tratti) non è riuscito a garantire ai giovani nulla di diverso in questi anni, mentre “i giochi” sì. Sono nate imprese e professioni impensabili che hanno creato un’occupazione che non ci si aspettava: certamente, anche nella mente dei benpensanti che sono stati costretti a confrontarsi con questi dati ed a riflettere.

Se poi le restrizioni, cui le imprese che di gioco vivono devono soggiacere, metteranno completamente il settore ludico in ginocchio come sta succedendo, piano piano in alcuni territori, cosa succederà di quelle risorse che vi lavorano magari da anni e che avevano trovato con questo impiego una stabilità economica familiare? Chi si preoccuperà della loro occupazione? Lo Stato centrale avrà pensato per loro almeno “un piano B” per ricollocare tutti coloro che perderanno il lavoro con le Leggi Regionali sul Gioco? Sempre domande ed interrogativi, quindi: ma mai risposte e sopratutto risposte concrete che sembra non debbano “pertoccare” al mondo del gioco pubblico, anche se sembra veramente un paradosso.

É ovvio che l’ulteriore disoccupazione che si andrà a creare nel mondo dei giochi creerà un nuovo disagio tra l’opinione pubblica: però di questo argomento che diventerà “estremamente caldo a breve” non se ne sente parlare come si converrebbe ad argomento di tale rilevanza. Sopratutto, non se ne sente parlare (della disoccupazione derivante dalla chiusura di imprese di gioco) neppure dalla politica: o lo Stato non ci ha pensato quando ha concesso agli Enti Locali di legiferare contro il gioco, oppure non ha effettivamente valutato che ciò accadesse veramente, il che è senza dubbio ancora peggio. La politica continua a “cavalcare” l’anti-gioco sia in campagna elettorale che “dopo”, ma l’argomento spinoso della disoccupazione “derivante” non è ancora balzato fuori od ancora l’opinione pubblica non se ne rende conto.

Del gioco si parla da un lato quando si propone di toglierlo di mezzo e dall’altro quando si asserisce per l’ennesima volta che al gioco ci si rivolgerà per “raccogliere coperture”… inesistenti altrove. E non solo: ma a volte si sente persino riferire che un Consigliere Regionale del Gruppo Pd del Piemonte, ha avuto il coraggio di ammettere che la Legge Regionale per il contrasto al gioco patologico, nonostante sia partita con l’obbiettivo di contenere questo fenomeno, riducendone le derive negative, “a distanza di tempo, sta sortendo l’effetto contrario”.

É una riflessione legittima che forse va al di là delle valutazioni politiche e che non dovrebbe essere ignorata e tanto meno sottovalutata, poiché a conti fatti la Legge piemontese sul gioco ha contribuito a far diminuire la raccolta dei giochi solo del 3%, senza considerare il gioco illecito e l’online che non sono compresi nei dati ufficiali resi pubblici dal Ministero dell’Economia. Ed oltre tutto non bisogna dimenticare che anche in altre Regioni, e non solo in Piemonte, si stanno attuando restrizioni per le apparecchiature da intrattenimento: se ne può dedurre, quindi che “l’effetto espulsivo” si concretizzerà, come sta facendo anche in Emilia Romagna e poi che avverrà su altri territori, da nord a sud della Penisola. Ed i risultati saranno identici a quelli del Piemonte? E sempre sottolineando che questa regia da parte dello Stato centrale che consente sperequazione di interventi e provvedimenti adottati di Regione in Regione, o di città in città viene ad essere effettuata sempre e comunque in barba alla “riserva di Legge” tuttora vigente sui giochi nel nostro bel Paese.

Pubblicato il: 9 luglio 2018 alle 12:27 - Autore:

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