Gioco Pubblico: Serve una soluzione Nazionale unitaria

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Non vi è nulla da fare: ogni Regione si sta comportando a proprio modo in attesa di una “soluzione nazionale unitaria” che il Legislatore ancora non è pronto a fare, ma che promette verrà effettuata entro la fine dell’anno corrente, e si continua di conseguenza a proporre proroghe “di ogni tipo”, a modifiche sulle leggi regionali in essere. E si sa che queste normative, alquanto restrittive in alcuni territori, stanno mettendo a dura prova l’intera filiera del gioco pubblico che non comprende più dove può stare e quando può “funzionare”. Di conseguenza, in questo “mare magnum” di disposizioni regionali e comunali si dibattono le imprese di gioco legali, i suoi operatori e gli addetti ai lavori che arrivano persino ad attendere “con ansia” (e questo la vuol dire veramente lunga sul come si vive in questo cosiddetto settore ludico) le decisioni del vice premier penta-stellato Luigi Di Maio che “ha senza ombra di dubbio a cuore (tutta) la situazione del gioco d’azzardo e di quello che vi gira intorno.

Ma a parte facili sarcasmi che, purtroppo, ormai non provocano in alcun modo neppure lievi sorrisi, ecco perché ci si trova, in queste righe, a parlare di ciò che succede in Puglia relativamente alla modifica della legge regionale di contrasto al gioco problematico. Purtroppo, continua la guerra politica in Consiglio Regionale sul gioco tra le due fazioni: una che ritiene giusto intraprendere la strada della modifica della legge regionale in materia di gioco e l’altra invece che continua a ritenere di proseguire con quella in essere. La modifica si ritiene necessaria per quanto riguarda la decadenza di tutte le licenze di pubblica sicurezza rilasciate prima della Legge Regionale 43 del 2013 dalla quale sono decorsi i cinque anni previsti per tale termine e che quindi farebbe scattare “l’annullamento delle concessioni”.

É sin troppo evidente che, ancora oggi, ci sia chi cerca la linea dura con il gioco d’azzardo e chi quella più morbida che guarda anche alle esigenze di coloro che hanno investito in questo “affare di Stato”: ma anche chi è contrario a questo mondo effimero sente l’obbligo finalmente di non affossare e distruggere il gioco lecito, poiché questo significherebbe dare più spazio e più mercato a quello illecito, con tutto ciò che lo stesso si “trascina dietro” relativamente alla criminalità organizzata come l’estorsione e l’usura. Certamente poi, finalmente si è arrivati a capire, almeno talune persone, che il fenomeno diffuso del gioco problematico non lo si affronta e risolve affossando il comparto lecito del settore, anzi.

Ma non tutti sono di questo avviso ed ecco, quindi, che si ripresentano le discussioni presso le istituzioni. E meno male che ci si può riferire all’esperienza di quelle Regioni che si sono occupate profondamente di questa materia: esperienze che dimostrano piuttosto che una stretta eccessiva all’offerta del gioco legale finisce, come detto, di consegnare un settore redditizio ed economicamente importante per il nostro Paese alla criminalità organizzata. Da qui a rendersi conto che è urgente arrivare ad una “soluzione nazionale unitaria” il passo è relativamente breve se non si vuole continuare ad avere l’italico territorio “spezzettato” in leggi regionali diversificate che non stanno certamente facendo l’interesse di alcuno: senza dubbio non quello delle imprese di gioco e dei suoi operatori che si dibattono, ormai da tempo, in distanziometri di varia misura, luoghi sensibili a volte inverosimili, fasce orarie che non danno la possibilità alle attività di gioco di sostenersi con profitto.

La famosa “legge quadro nazionale”, che dovrebbe coprire gli interessi di tutti, è stata argomento dibattuto anche al tavolo della Conferenza Stato-Regioni , ma ancora non si è “cavato un ragno dal buco” e sono rimaste, purtroppo, solo parole, promesse e nulla più, mentre il settore ludico legale sta andando a rotoli insieme ai suoi addetti ai lavori che sono in bilico per quanto riguarda la propria occupazione. Ecco perché in alcune Regioni vi sono personaggi che cercano di prorogare le Leggi sul Gioco vigenti in attesa che il Governo del Cambiamento si esponga (e questo sarà un altra dimostrazione di ciò che si vorrà fare in seguito per il mondo dei giochi) nella riforma e nel riordino del settore e nella stesura di una “soluzione nazionale unitaria” che tenga conto degli interessi di tutti, nessuno escluso.

E tenendo ovviamente conto, come succede da anni e con qualsiasi Esecutivo, di salvaguardare anche le risorse che dal gioco lo Stato preleva costantemente e periodicamente “senza alcun ritegno” e non ritenendo almeno questa operazione “immorale”: aggettivo che dall’attuale Esecutivo viene applicato spesso quando si parla di gioco d’azzardo, ma non delle sue risorse. Vi sono Regioni, come la Puglia, che per arrivare a dare suggerimenti giusti nell’interesse di tutti, insieme alla Commissione Antimafia regionale, si preoccupa di sentire i vari protagonisti che si occupano di tutelare il territorio nei confronti del gioco come questori, prefetti, Procuratori della Repubblica, autorità ecclesiastiche. E tutti coloro che possano fornire chiarimenti e suggerimenti utili al processo legislativo di una materia alquanto delicata come il gioco d’azzardo.

Naturalmente, facendo questo si vogliono allontanare con coscienza da una trita e ritrita demagogia e dalla facile propaganda negativa che aleggia attorno al settore ludico. Senza dimenticare anche la posizione di ”Mettiamoci in gioco”, la campagna nazionale contro i rischi del disturbo da gioco d’azzardo, che pochi giorni fa si è espressa in modo contrario alla proposta di modifica della Legge Regionale pugliese che proroga l’entrata in vigore della misura della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili come scuole, luoghi di culto e impianti sportivi fino all’entrata in vigore del Testo Unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo. L’atteggiamento di “Mettiamoci in gioco” è da far risalire alla convinzione che l’applicazione del distanziometro sia uno strumento efficace per evitare una concentrazione esorbitante di punti di gioco che stanno invadendo il territorio pugliese con i rischi che questo fenomeno può provocare.

Pubblicato il: 31 ottobre 2018 alle 11:57 - Autore:

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