Gioco Legale: In futuro produrrà tanti posti di lavoro

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Se si azzerassero, una volta per tutte, le varie discussioni pro e contro il gioco d’azzardo e si riuscisse a pensare al settore come fosse un qualsiasi “settore di servizi”, le menti che organizzano le nostre leggi forse potrebbero “aprirsi” e vedere un poco al di là del proprio naso e sarebbero portate a fare una valutazione diversa e, senza dubbio, più obbiettiva del mondo dei giochi. Ma tenendo presente, però, tutti i giochi, nessuno escluso, e quindi compreso anche quello dei casinò terrestri. Segmento del gioco che è rappresentato da imponenti strutture architettoniche, basate però su fondamenta economiche che lasciano un poco a desiderare perché in ostaggio delle proprietà comunali e statali che impongono, con le loro esigenze, “uscite” che ai nostri giorni non riescono più ad essere sopportate da queste italiche Case da Gioco.

Il mondo delle Case da Gioco tricolore, se fosse ampliato come tanti richiedono, e gestito in modo economicamente più vantaggioso, potrebbe essere fonte di grossi introiti economici e procurerebbero potenziamento di impiego di risorse lavorative notevoli, oltre ovviamente all’indotto indiretto che potrebbe essere ugualmente ragguardevole. E questo, ovviamente, non significa che non debbano essere messe in atto soluzioni che tutelino la salute pubblica e la lotta al gioco problematico, temi assolutamente importanti per costruire buone politiche a favore di tutti i cittadini. Ma questo significherebbe considerare il gioco legale, e quindi anche quello delle Case da Gioco, come una forma di intrattenimento legittima che non solo produce entrate per l’Erario, ma come detto anche ricchezza e posti di lavoro.

Forza Italia, come forza politica, si è particolarmente schierata dalla parte dell’apertura di nuovi Casinò nella nostra Penisola, sopratutto indirizzando la sua propensione verso la riapertura del Casinò di Taormina che potrebbe essere una possibile leva per il rilancio del turismo in Sicilia, in coerenza con il percorso più generale di concentrazione dei luoghi di gioco che ricopre l’Italia settentrionale ma lascia scoperta il resto della Penisola. Ma questa idea, come anche quella similare del sottosegretario Pier Paolo Baretta, anch’esso propenso alla riapertura di “vecchie Case da Gioco”, tipo quella di San Pellegrino, non è stata oggetto di particolare attenzione e, quindi, tutte le idee per aumentare questo segmento del gioco sono cadute inevitabilmente nel vuoto. Ma questo forse è un discorso che si può “accantonare” e non dimenticare od annullare: prima però bisognerebbe portare avanti la ristrutturazione del gioco che il vecchio Governo si era approntato a fare, spendendo parecchio tempo e volontà nelle trattative, e che il nuovo Governo (!) dovrà per suo compito affrontare, studiare ed applicare.

Poi, in ogni caso, alla fine di queste scarne considerazioni, ci si vuole riallacciare all’intendimento di ridurre il numero delle Awp: invece, secondo il parere di chi scrive il “qualificare i punti di gioco”, magari anche ridurli, ma renderli più professionali mediante la qualificazione sia degli spazi che degli operatori che li gestiscono, sarebbe una alternativa migliore. E qui, conseguentemente, ci si ricollegherebbe alle Case da Gioco e ad una loro possibile evoluzione numerica: quale posto potrebbe essere più garantito per la tutela dei giocatori dei casinò terrestri? I minori non hanno accesso nel modo assoluto, la clientela è minuziosamente monitorata, il flusso di danaro controllato, i giochi sono tutti leciti e le apparecchiature da intrattenimento, che oggi esistono anche nelle Case da Gioco, sono perfettamente mantenute in funzionamento e controllate. Nessun punto di gioco potrebbe essere migliore se non un Casinò: quindi, perché non “spingere” questo segmento del gioco d’azzardo e renderlo più presente nell’italico territorio?

A chi dà fastidio questa idea che ogni volta che appare viene subito “cestinata da destra o da sinistra” e non si riesce ad uscire dalle empasse delle quattro Case da Gioco tricolore? Non si comprende se il gioco pubblico lo si voglia o meno oppure che lo si voglia soltanto quando è il momento di attingervi e di risolvere così i buchi nel bilancio statale! Ma sarà sempre così, quindi, l’idea che si ha del gioco? Non si riuscirà a cambiare la sua sostenibilità? A dire il vero più il tempo passa, ed i mesi passano (se non gli anni) il parere che si percepisce è esattamente questo: si spinge il gioco verso i giocatori e viceversa. Ma quando il gioco “chiama” per avere rassicurazioni sul proprio futuro, sui propri investimenti, sulla propria riorganizzazione che lo stesso settore reclama… tutto tace! Sino alla prossima tassazione: allora sì che verrà interpellato dall’Esecutivo di turno: ma solo interpellato e non per questo ascoltato!

Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 15:12 - Autore:

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