Gioco: Gli interessi di chi ha investito sono tutelati?

investimenti nel gioco

Quante domande ci fa porre il gioco d’azzardo! Quanta insicurezza lo stesso convoglia alla mente poiché non si può fare a meno di pensare a quanti sacrifici ha fatto e sta facendo qualsiasi imprenditore di questo settore che abbia voluto investire in questo “business”, ritenendolo sicuro e di Stato. Certo, la convinzione di “rischiare sul gioco pubblico”, probabilmente, è stato un grande passo inizialmente: ma non si può negare che le “campagne” di allora volute per “convincere” che lo Stato stava agendo per la tutela del territorio e per bandire il gioco illecito che fino ad una quindicina di anni fa ne aveva il monopolio, sono state alquanto produttive… ma, con l’esperienza di oggi, si può dire che lo siano state solo per l’Erario.

Indubbiamente, per gli imprenditori e gli investitori a lungo andare “questo business” non si è dimostrato “così business” e la sicurezza di essere una famigerata “riserva di Stato” ha consentito al medesimo di permettere comportamenti da parte di Enti Locali o regionali di “remare contro” tutta la filiera del gioco d’azzardo pubblico, non opponendosi in alcun modo e lasciando “andare le cose come le varie istituzioni avevano deciso andasse”. Quindi, la domanda che ci si è posti all’inizio, e cioè se gli investitori del “mondo del gioco” sono davvero tutelati si ripropone con forza, particolarmente in questo periodo dove il settore ludico “non se la passa certo bene” (per usare un eufemismo ovviamente). Ma perché si è arrivati a questo? Perché un settore che è stato dichiarato da più parti essere una sorta di colonna per l’economia del nostro Paese viene così bistrattato, lasciato da solo, messo al bando se non completamente proibito in alcuni territori?

Rispondere non è facile perché si ritiene che questo atteggiamento faccia parte, purtroppo, della nostra italica politica dove le incongruenze ed i volta-faccia fanno parte del gioco politico e, particolarmente, di chi lo frequenta con costanza. E non serve neppure pensare ad una “nuova stagione del Governo per il gioco”, poiché con i recenti chiari di luna politici un gran bel vedere nel settore ludico non sembra essere una peculiarità. Infatti, chi sperava che il nuovo Governo facesse “bella mostra di sé” accollandosi l’onere (ed anche l’onore) di dare nell’immediato attuazione all’intesa sul riordino, e quindi di trarre frutto dall’esperienza del passato, sarà senza ombra di dubbio deluso: bisognerà continuare nello status quo in cui si dibatte il gioco da mesi e sperare che le imprese “superstiti” abbiano la forza di stare a galla ancora per un po’… in attesa che arrivi un nuovo Governo, prima o poi.

Al momento, però, il decreto attuativo del riordino non fa ancora bella mostra di sé e neppure si può parlare del raggiungimento degli intendimenti contenuti in una circolare del Ministero dell’Interno che parlava di contrasto alla criminalità organizzata, di salvaguardare la salute dei cittadini dal gioco problematico e della sicurezza dal punto di vista del gettito fiscale. I protagonisti del mondo del gioco “pendono dalle labbra” di qualsiasi decisione per riuscire a vedere, seppur lontanamente, un “radioso futuro”, ma non sono per nulla tranquilli. Quello che è certo servirebbe, e che rispecchia il miglior percorso per tutelare gli investimenti degli imprenditori del gioco (come peraltro inserito nel famoso accordo sul riordino uscito dalla Conferenza Unificata), sarebbe una maggiore sinergia tra Stato Regioni ed Enti Locali per attuare un “piano strategico” per far rientrare il gioco nella condizione normale della vita delle persone: sarebbe veramente “salutare” per tutta la filiera.

E poi, sopratutto, sarebbe importante non parlare più di proibizionismo: si sono visti i risultati di iniziative prese su alcuni territori in questa direzione. Servono però, e non si ha paura di essere smentiti, regolamentazione, controllo e prevenzione contro il gioco problematico che in questi ultimi anni una distribuzione piuttosto scriteriata dell’offerta ha permesso di rendesi “pericoloso come fenomeno”. Quello di cui non si è affatto sicuri è che rendere meno raggiungibile il gioco terrestre con le Vlt e le Awp sia “salutare”: si è certi, invece, che non risolva assolutamente il problema del disturbo da gioco d’azzardo, lo sposta soltanto nel tempo (fasce orarie) e nello spazio (distanziometri). Se il giocatore non trova facilmente accesso alle famigerate macchinette, si vada a “buttare” in altre forme più agevoli di gioco, magari “incappando” anche nel gioco illegale.

Ma quello che tutelerebbe maggiormente gli investitori del gioco sarebbe renderlo più sostenibile e, per farlo, ciò che risulta essere urgente è tutelare i giovani ed educarli al fine di rendersi consapevoli delle forme di intrattenimento che vanno a ricercare e che lo devono in ogni caso fare in modo equilibrato. Altra argomentazione urgente è, senza ombra di dubbio, mantenere il gioco pubblico e legale e “combattere con tutte le armi disponibili” quello illegale che, ancora oggi, si pone sul mercato con una presenza che comporta una forma di concorrenza sleale alla quale il gioco pubblico non si può opporre perché limitato da tutte quelle restrizioni di cui si è parlato poc’anzi.

Si può dire che le misure che il Governo uscente ha adottato, pur avendo voluto rappresentare interventi mirati ad una regolamentazione del gioco attenta alla tutela della salute, apparentemente, non hanno tenuto conto della situazione reale del gioco che è piuttosto delicata e complessa. Sono stati effettuati interventi “estemporanei”, ma non risolutivi e tutto ciò che si era concordato in Conferenza Unificata non si è riusciti a metterlo in pratica: e la “prova provata” di quello che si dice è appunto il comportamento di alcuni territori che hanno proseguito nel loro percorso proibizionistico, nonostante la presenza del “famigerato accordo sul riordino”, concordato e sottoscritto da tutti i protagonisti.

Come fanno quindi gli investitori e gli imprenditori del gioco ad essere sicuri di essere tutelati? Forse per la risposta a questa domanda si dovrà attendere ancora: solo che il mondo del gioco pubblico di tempo ne ha ormai poco per poter far fronte ad un presente “oltre modo impegnativo”. E che poi non si pensi di mettere in atto una ulteriore tassazione sui giochi per far fronte al “mare magnum di carenze nel bilancio dello Stato”! Questo sarebbe veramente il danno oltre la beffa.

Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 14:00 - Autore:

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