Gioco d’azzardo: Da quale parte sta lo stato Italiano?

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Più e più volte ci si è posti la domanda, quando si parla del mondo del gioco d’azzardo, da che parte “sta” lo Stato centrale e le sue istituzioni de-centralizzate nei confronti delle sue imprese? Ancora oggi, dopo la Conferenza Unificata ed il suo accordo sul riordino (vanificato dal “comportamento ribelle” di alcune Regioni), dopo decine e decine di tavoli tra le associazioni di categoria e gli Enti Locali e Regionali non si capisce se, in realtà, dalle alte sfere “si vuole che il gioco d’azzardo pubblico continui ad esistere” oppure no. E non può, però, solo esistere quando si tratta di incamerare i suoi introiti che “arrivano” nonostante tutte le varie restrizioni messe in campo dalle diverse Regioni e dai Comuni lungo tutta la Penisola, da nord a sud!

Chi più e chi meno ogni giorno “se ne studia una nuova” per mettersi di traverso al cammino delle attività di gioco, quanto meno quelle che ancora riescono a difendersi ed a stare in piedi, che si permettono ancora oggi di mantenere i propri dipendenti (argomento, si ribadisce con forza, di importanza vitale), e che continuano a proporre sul mercato un’offerta lecita con i prodotti di gioco protetti da Adm: quindi, assolutamente proiettati come obbiettivo alla massima tutela del giocatore e dello stesso gioco. Le Regioni (e lo Stato centrale, però, lo consente), continuano ad emettere ordinanze restrittive con la conseguenza che in alcuni territori il gioco legale viene bandito dall’80, 85% di quei territori e quel che ne resta delle attività di gioco è condizionato da distanziometri ed appunto da provvedimenti regionali che stanno diventando sempre di più insostenibili.

Ed ecco che, qui adesso, si vuole parlare della vita commerciale del gioco in Emilia Romagna dove, senza dubbio, è importante e fondamentale la tutela della salute dei suoi cittadini (e questo ovviamente vale per tutta la Penisola), ma dove andrebbe anche tutelata la libertà di iniziativa economica e la salvaguardia dell’occupazione: entrambi argomenti di estrema delicatezza per tutto il nostro Paese, e non solo ovviamente. Quindi, ora si vuole parlare particolarmente dell’Emilia Romagna, un tempo Regione che aveva nella sua peculiarità quella di “ospitare il divertimento” per i giovani e giovanissimi e che ora, per quello che riguarda il gioco invece, sta mettendo dei “paletti” completamente ostativi alle attività di questo settore che, per rispettare il distanziometro e pure i vari piani regolatori di quel territorio, pian piano vanno a “morire di morte naturale” e sono come detto poc’anzi, in sostanza banditi dall’80, 85% del territorio.

Proprio in questi giorni si è discusso presso il Tar bolognese di queste problematiche su quel territorio del settore dei giochi, problematiche appunto connesse e “sostenute” dall’effetto espulsivo messo in campo dalla Legge Regionale sul Gioco. L’associazione As.Tro, che si è trovata a disquisire di questo, ha richiesto la sospensiva del provvedimento di chiusura di una sala giochi di Imola disposta dallo stesso Comune dopo la mappatura dei locali: nei giorni che verranno vi sarà la sentenza e se sarà negativa l’associazione metterà in atto il passo successivo che sarà un ricorso al Consiglio di Stato. Dove, poi, si richiederà che l’Amministrazione regionale dovrà pur dichiarare se si vuole che il gioco pubblico (e quindi lecito) continui ad esistere, oppure se si vuole in effetti espellerlo: ma, a quel punto, tutti dovranno fare a meno degli introiti derivanti dal gioco per cui si ritorna alle righe di apertura di questo articolo.

In pratica, ed in ogni caso, relativamente all’applicazione della Legge Regionale sul Gioco si attesta che solo il Comune di Forlì, vera mosca bianca tra tutte le città dell’Emilia Romagna, ha preso la decisione di attendere l’esito dei lavori, per quanto attiene il famoso distanziometro suggerito dallo Stato nell’accordo sul riordino della Conferenza Unificata. Certamente, una sola città di quel territorio che segua gli indirizzi dell’intesa è veramente poca cosa ed al contrario, invece, quante sono le città che “motu proprio” impostano Regolamenti sul Gioco studiati e messi in pratica per i propri territori forse non pensando bene alle conseguenze che questi percorsi così restrittivi mettono in essere?

La chiusura di imprese di gioco, il licenziamento di tanti dipendenti, la perdita di investimenti, la migrazione dei giocatori da un territorio ad un altro, la ricomparsa del gioco illecito che trova, oggi, terreno fertile per le sue proposte, peraltro, prive di alcuna tutela per gli stessi giocatori e nessuna certezza di poter incassare le tanto agognate vincite. É questo che vuole lo Stato? Un giorno sembra di sì, ed un altro giorno sembra di no: quale sarà la posizione autorevole statale da oggi in poi con il nuovo Governo?

Pubblicato il: 15 giugno 2018 alle 15:06 - Autore:

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