Gioco: Contrazione degli incassi derivanti da Leggi Regionali

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Questo, onestamente, non si era ancora visto: nella città di Ventimiglia il gioco pubblico è concesso dalle h.19.00 alle h. 7.00 del mattino, con buona pace di coloro che vorrebbero intrattenersi un po’ di tempo con i propri giochi preferiti! E mentre va in atto questa “assurda” ordinanza che per le aziende di gioco di quel territorio si tradurrà in incassi “ridotti al lumicino”, da altra parte si sottolinea che le apparecchiature da intrattenimento, siano esse Awp che Vlt, vivono un momento in cui il relativo mercato è in forte contrazione, proprio a causa di alcune Leggi Regionali che prevedono forti limitazioni al gioco.

Si deve anche considerare, per questa flessione, sopratutto il provvedimento dell’aumento del Preu sugli stessi apparecchi contenuto nella Legge di Bilancio che vede aumentare dello 0,50% le aliquote fissate nel famigerato Decreto Dignità e che avrà un effetto deleterio sugli incassi delle attività ludiche. Ma questo aumento assicurerà (per le casse dell’Erario) 239,1 milioni in più nel 2019, 237,6 milioni di euro nel 2020 e così pure nel 2021 per il bilancio dello Stato e, di conseguenza, una certa tranquillità per il nostro Esecutivo Giallo-Verde. Particolarmente per quello schieramento che in modo “animoso” disprezza il gioco in quanto “immorale”, ma che non lo è (evidentemente) quando dallo stesso si recuperano “pingui” risorse.

Si è già riferito dei rispettivi aumenti del Preu sulle Awp, anche per i casino online, in altro articolo e, quindi, qui non si vuole tediare troppo i lettori con nude e crude cifre e relative percentuali, ma a volte risulta indispensabile per far capire la situazione del mondo delle apparecchiature da intrattenimento. Certo è che questo ulteriore incremento non gioverà, senza ombra di dubbio, alle attività di gioco che sono già soggette a restrizioni notevoli a seguito delle norme regionali messe in campo per arginare il fenomeno del gioco d’azzardo che secondo taluni, compreso i nostri due schieramenti governativi, è una piaga sociale. Ma si torna a ribadire che il gioco pubblico dovrebbe essere considerato un settore come tanti altri settori commerciali e così dovrebbe essere vissuto e trattato e non come fonte di “disastri planetari”.

Altrimenti, se così in realtà non fosse, sarebbe gioco-forza venisse spazzato dai territori. Ma a quel punto non bisognerebbe neppure trarne “guadagno” per far quadrare il bilancio statale: e questo se si volesse, ovviamente, essere coerenti. Per ciò che riguarda, poi, gli apparecchi Vlt la raccolta 2017 è stata pari a 23,5 miliardi di euro: nel 2018 i dati proiettati al dicembre 2018, in possesso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, consentono di stimare una raccolta pari a 24,3 miliardi di euro. La relazione tecnica segnala che il payout di mercato è superiore a quello minimo stabilito per legge e che consiste nell’85%: per cui, considerato l’aumento già intervenuto con il Decreto Dignità probabilmente i concessionari ridurranno la percentuale destinata alle vincite a partire dal mese di aprile prossimo, quando dovranno poi aggiornare tutti i sistemi di gioco alle nuove regole in relazione anche agli obblighi previsti dalle norme anti-riciclaggio.

Ma tutto questo darebbe luogo, però, ad un aumento del prezzo di gioco e ciò potrebbe anche comportare una riduzione della domanda. E tale effetto è stato preso in considerazione in sede di relazione tecnica relativa al già più volte citato Decreto Dignità nella quale si era già effettuata una stima della riduzione della raccolta nella percentuale del 3% con riferimento all’anno 2018. A questo punto bisognerebbe fare una considerazione realistica: in relazione alla raccolta 2018, pari a 24,3 milioni di euro, e tenendo conto che la riduzione del payout interverrà non prima del mese di aprile 2019, si potrebbe stimare per il 2019 una raccolta di circa 23,8 miliardi di euro: poi, per gli anni successivi per i quali l’effetto di decremento relativo alla riduzione del payout si potrà valutare per l’intero anno, si potrebbe stimare una raccolta di circa 23,6 miliardi di euro. L’incremento del Preu, pari come citato allo 0,50% delle somme giocate, darà quindi un maggior gettito pari a 119 milioni di euro per il 2019 ed a 117,5 milioni di euro per gli anni successivi, considerando invariate le condizioni di gioco.

Vista con questi dati, la situazione del mondo del gioco pubblico ancora una volta può sembrare positiva, ma bisognerà vedere in effetti cosa succederà e come riusciranno le imprese di gioco ad affrontare le ulteriori tassazioni che sono state loro imposte. Ormai, sono quasi due anni che il gioco ha flessioni di incassi e di raccolta e bisognerà vedere, oggi, cosa succederà (commercialmente e praticamente) alle aziende che ancora riusciranno a stare aperte, a quelle che si dovranno spostare ed a quelle che dovranno licenziare i propri dipendenti. Troppo lungo il tempo dell’incertezza lavorativa e finanziaria che ha frenato incassi, investimenti e programmi futuri: tutto sta “navigando a vista” in un mare magnum di confusione, di assenza di normative nazionali, ma con tante discipline regionali da seguire se non si vuole incorrere in pesanti sanzioni.

Gli operatori del gioco, tutti uniti, stanno cercando di fare il punto della situazione particolarmente in quei territori dove l’effetto espulsivo del gioco legale sta facendo “un sacco di vittime” e considerare, oggi, altri aumenti sta diventando “parecchio insopportabile”. Si è quasi certi che tante imprese dovranno decidere sul proprio futuro immediato e, probabilmente, dovranno dare un calcio a quanto hanno fatto sinora per organizzare la propria azienda e portarla sul mercato con tanti sacrifici: certamente non è né bello, né rassicurante, né positivo per l’economia del nostro Paese, ma purtroppo è la realtà commerciale di questo settore che sino a poco tempo fa era considerato (particolarmente dalla stampa estera) una colonna portante della nostra Nazione. Oggi, di cosa si sta parlando, purtroppo?

Pubblicato il: 27 Nov 2018 alle 15:17 - Autore:

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