Divieto pubblicità Gioco: Si devono trovare altre strade

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Dopo tanto parlare sul Decreto Dignità e sul divieto alla pubblicità ai giochi che lo stesso contiene, e siamo certi che se ne continuerà a disquisire visto che si tratta di un argomento a “largo raggio” e che coinvolge tantissime aziende e “tanto business”, sembra divenuto necessario valutare questo provvedimento anche dal punto di vista dello schieramento che l’ha più desiderato, spinto, voluto. Che il Movimento Cinque Stelle da sempre si sia schierato contro il mondo del gioco d’azzardo è noto ai più e su questo non c’è dubbio, ma dopo il passaggio in Legge dello Stato del divieto ”ci piace” entrare nelle motivazioni di questa specifica parte politica che lo ha così spinto… ed anche così in fretta!

Ora, inizialmente, bisogna dire che il discorso di base del Movimento è che “vietare la pubblicità deve essere un cavallo di battaglia perché è assurdo che uno Stato consenta la pubblicità di una pratica che provoca una ‘malattia’ ai propri cittadini”: partendo da questo dogma è evidente che si sia arrivati al divieto assoluto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Ed a nulla possono valere le “controdeduzioni” che in mancanza di pubblicità i giocatori possono imbattersi in siti illegali, poiché a questa osservazione il Movimento risponde che “chi si rivolge ai siti illegali lo fa perché li cerca” ed anche che il decreto non si rivolge solo ai giocatori compulsivi (quindi a coloro che cercano senza sosta un sito per giocare, qualunque esso sia), ma anche ai nuovi giocatori per evitare che questi ultimi diventino vittime dell’azzardopatia.

Ma anche dal “coro uniforme” del Movimento Cinque Stelle vi possono essere “voci fuori dal coro” che asseriscono da un lato da “bontà del divieto alla pubblicità”, ma dall’altro sottolineano quanto lo stesso potrebbe essere “insufficiente” come è già successo con le sigarette. Conseguentemente, sarebbe molto più utile una campagna di informazione “pesante” quanto quella che i media hanno messo in campo per il “no azzardo no slot” che possa far comprendere i rischi di coinvolgimento nel disturbo da gioco di azzardo se lo stesso non viene affrontato consapevolmente, con intelligenza e responsabilità. Se ne può dedurre, da quanto esposto da questa parte del Movimento, che vietare e proibire “non porta a nulla” se non una forma di proibizionismo che non appare “degna di un popolo democratico e di una politica democratica”.

Quindi, il divieto non diventa l’unica soluzione, anzi, forse quella peggiore se non si prendono seriamente in esame altre vie che conducono ad una educazione e ad una cultura del gioco che lo farebbe vivere in modo diverso e, sopratutto, che non comporterebbe “dictat autoritari” sui quali si potrebbe continuare all’infinito a discutere. E poi, evidentemente, si va a cadere sui poteri degli Enti Locali in materia di regolamentazione del gioco e di contrasto al gioco problematico: poteri che sono indubbiamente cresciuti a seguito di quanto concordato e sottoscritto nella famigerata Conferenza Unificata. Peraltro uno dei pochi risultati della stessa intesa che hanno “avuto un seguito” (e che seguito per gli operatori e le imprese id gioco, leggasi effetto espulsivo): ovviamente, lo schieramento Cinque Stelle asserisce che i Comuni dovrebbero essere quelli che meglio conoscono la propria cittadinanza e che, quindi, dovrebbero essere i primi a riconoscere se qualche cittadino ha problemi di qualsiasi tipo, particolarmente nei Comuni più piccoli.

Ecco il motivo per cui viene ritenuta “cosa buona e giusta” che siano proprio gli Enti Locali ad avere un ruolo di controllo elevato a tutela delle proprie comunità. Non bisogna anche dimenticare che il giocatore compulsivo è un soggetto “malato” e come tale va affrontato e trattato: con interventi psicologi e dissuasivi e di conseguenza le varie campagne di informazione andrebbero indirizzate particolarmente a quelle persone che vengono coinvolte nella “rete del disturbo da gioco” ed a loro devono essere spiegati gli atteggiamenti da seguire per non aumentare la loro compulsività e tenerla maggiormente sotto controllo. Il divieto al gioco potrebbe invece essere “quasi un incentivo a giocare di più”, laddove si sa che proibire una qualsiasi cosa, e non solo una partita alle slot, equivale a sollecitare la mente di una persona problematica a giocare ancora di più. É una forma perversa che, però, si instaura proprio di fronte al divieto e di questo gli psicologi ne sono i più convinti assertori.

Poi, è inevitabile che le riflessioni scivolino anche sul fatto che lo Stato “lucra” sul gioco d’azzardo, che può diventare dipendenza, come sul fumo. Le imprese di gioco ed i rispettivi operatori devono essere giustamente tassati come qualsiasi altro settore commerciale e di servizi, e non vessati, quando tengono un comportamento lecito per un esercizio di gioco ludico e di intrattenimento. Tutte le tassazioni ed i continui aumenti, peraltro indirizzati ad un solo segmento del gioco ed ai casino online, quello delle apparecchiature da intrattenimento, hanno portato il settore ad un dissesto senza precedenti: ed anche ad una sorta di “dissesto psicologico” in quanto gli operatori del settore hanno tutti una concessione statale acquistata e pagata profumatamente in virtù della quale pensavano di poter agire commercialmente come in una “botte di ferro” considerandosi, con tale autorizzazione, una “riserva di Stato”.

Ora, anche una buona parte dell’opinione pubblica, è a conoscenza che queste concessioni sono esclusivamente dei pezzi di carta “inutili”, che non difendono assolutamente i “loro detentori” che sono stati abbandonati e lasciati in balia dei “dictat” degli Enti Locali. Dictat che hanno portato le attività ludiche ad essere espulse completamente da alcuni territori: chiudere o trasferirsi altrove, oppure cambiare addirittura indirizzo aziendale sono le uniche possibilità che alcune imprese hanno. Tutti gli anni impiegati per costruire un “qualcosa per il futuro” sono stati annientati da Leggi sul Gioco Regionali o comunali “irresponsabili” che veramente poco spazio lasciano alla “immaginazione ed alle attività ludiche”. Questa è democrazia? Qualche riserva si impone, ma non certamente “la riserva di Stato” che non ha più, purtroppo, alcun significato concreto e realistico. Perché?

Pubblicato il: 10 settembre 2018 alle 16:07 - Autore:

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