Divieto di pubblicità al Gioco: Spinto dalla troppa pubblicità

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Il fenomeno del gioco d’azzardo e dei casino online legali aams si è “sparso” per tutto il nostro Paese per la distribuzione “selvaggia” che è stata fatta, per la distribuzione ossessiva di questo prodotto, per l’infinita varietà di giochi che sono stati sottoposti alla “italica popolazione” che già di per sé è propensa a questo tipo di intrattenimento: vuoi per i voli pindalici di un radioso futuro che un eventuale Bacio della Dea Fortuna può provocare, vuoi perché il nostro popolo è appunto pieno di sognatori e poeti. Quindi, c’era ovviamente la possibilità che tutto ciò scaturisse in una presenza troppo pressante del prodotto gioco sull’italico territorio con la conseguenza finale di un divieto alla sua pubblicità imposto, in un modo che rasenta il dittatoriale, dall’attuale Esecutivo Giallo-Verde già di per sé stesso poco predisposto nei confronti dell’immorale settore ludico, delle sue imprese e dei suoi operatori.

Troppi spot, troppe offerte insistenti e pressanti hanno avuto indubbiamente un impatto dirompente sull’opinione pubblica che potrebbero avere senza dubbio un risvolto anche a livello internazionale visto che anche in altri Paesi nascono movimenti simili al “no azzardo-no slot” italico. Ciò potrebbe essere imitato come, in fondo in fondo, desidererebbe il nostro vice premier penta-stellato Luigi Di Maio al momento della promulgazione del Decreto Dignità, e del relativo divieto totale di pubblicità che vi è stato inserito. Si può forse pensare, oltre tutto, che tutta questa “spinta” nei confronti dell’offerta del gioco pubblico, certamente da parte dello Stato che ne è detentore, ma anche dei suoi “rappresentanti concessionari”, e quindi di tutta l’industria del gioco, siano stati quegli atteggiamenti che sono andati “troppo oltre” con la leva del marketing. Attraverso, come detto, tale “bombardamento” di bonus e campagne promozionali, alla fine, si è arrivati “una sorta di disagio” dell’opinione pubblica ed hanno di conseguenza spinto il Regolatore a muoversi: il risultato è stato il Decreto Dignità ed il suo divieto alla pubblicità ai giochi ed alle scommesse.

Se gli operatori non avessero così largamente sfruttato l’idea del prodotto gioco e non avessero, in fondo, approfittato della debolezza del popolo italico nei confronti del mondo dei giochi e si fossero trattenuti nei confronti di un business apparentemente “facile”, oggi probabilmente non ci si troverebbe in questo impasse e con questo “divieto capestro” che sta rovinando l’intera filiera del gioco, le sue imprese ed i suoi addetti ai lavori. In fondo, prospettare che non si può “non giocare d’azzardo” è stata una mossa “stupida”, ma spinta in ogni caso anche dallo stesso Stato che ogni “due per tre” consentiva che venisse immesso sul mercato un nuovo gioco, “grattini” compresi, anche se questi ultimi possono sembrare innocui ma trascinanti. Troppo evidente che questa imposizione del gioco sul mercato italico, ed il conseguente divieto, abbiano creato discussione all’interno della Fiera SiGma 2018 di Malta e che il divieto totale della pubblicità abbia creato estrema attenzione particolarmente nel settore delle imprese online, come già affrontato in altro articolo.

Ora, si presenterà “il dilemma” di cosa possa essere consentito o meno agli operatori del settore ludico, particolarmente nei punti vendita visto che il provvedimento di divieto mira ad eliminare gli spot da TV, radio e negli stadi da dove parte quel “bombardamento” di cui già disquisito: ma l’altro problema che scaturisce è che sarà necessario distinguere tra cosa può essere considerato informazione di servizio per gli utenti e cosa, invece, rappresenta una promozione del gioco e, quindi, la sua pubblicità. L’intenzione del Regolatore è stata quella di eliminare tutto, ma evidentemente questo non sarà possibile se non si vuole affossare ancora di più il settore, particolarmente come indicato più volte nel nostro scrivere, il segmento delle imprese che operano online: queste ultime hanno solo nella pubblicità il mezzo per “presentarsi”, mentre quelle terrestri possono usufruire dell’impatto visivo. E questa mancata presentazione delle offerte potrà decretare la fine commerciale di tante aziende ludiche.

Per tornare, poi, alla “responsabilità” nell’emissione del divieto totale della pubblicità ai giochi, bisogna sottolineare che è indubbiamente mancata una vera autoregolamentazione da parte dell’industria ludica ed anche un’altra grave mancanza degli stessi: non hanno mai voluto, sino ad ora perché costretti, a cambiare mentalità e modo di porsi. Questo doveva succedere ai primi “sentori” dei vari movimenti “no azzardo no slot”: hanno invece tirato la corda ed hanno continuato a bombardare gli utenti ottenendo così il risultato che l’Esecutivo Giallo Verde ha messo in campo. E non ci si esime dal sottolineare che esiste anche una mancanza da parte dello Stato che ha consentito, sino a quando era di comodo, che ciò succedesse ed ha sempre “girato la testa dall’altra parte”. Quindi, si potrebbe anche dire che la responsabilità potrebbe essere suddivisa equamente tra i “due protagonisti” e che entrambi potrebbero e dovrebbero fare un passo indietro particolarmente nell’interesse di tutti i dipendenti che operano nel mondo del gioco e che rischiano veramente il licenziamento.

Il mercato italiano, nonostante tutte le difficoltà che deve affrontare, è ancora in crescita ed anche nell’anno corrente ha confermato questo dato: particolarmente, è cresciuto proprio quello online che continua ad essere in evoluzione al punto che è riuscito a raggiungere gli 1,6 miliardi di euro. Ma ora a causa del divieto il suo futuro è a rischio e questo è un grande argomento sul quale riflettere per tutta l’economia del settore e di questo particolare segmento. Il divieto contenuto nel Decreto Dignità sarà un grande ostacolo per lo sviluppo di questo comparto, ma questo si sarebbe forse potuto evitare se gli operatori avessero dimostrato un maggiore senso di responsabilità e non si fossero fatti trascinare dalla parvenza di lauti guadagni a discapito delle menti degli utenti che particolarmente nell’ultimo anno sono stati veramente “bombardati” da pubblicità accattivanti, coinvolgenti, effimere: ora con questo bisogna purtroppo fare i conti e saranno senza dubbio “conti abbastanza salati” da pagare.

Pubblicato il: 11 Dicembre 2018 alle 14:42 - Autore:

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