Disturbo da gioco d’azzardo in Italia: Relazioni e studi

studi sul disturbo da gioco

Si continuano a rendere pubblici relazioni e studi sul mondo del gioco d’azzardo, sul suo dilagare e sui rischi che lo stesso presenta a quei giocatori che non riescono a correlarsi con il gioco in modo responsabile e consapevole. Sembra emergere, da questi vari rapporti, che gli uomini costituiscono una percentuale del 79% del totale con un’età media di coloro che si avvicinano al gioco di circa 48 anni. Ma qui, in queste righe, non si vuole “annoiare” ad oltranza con cifre percentuali che sono certo interessanti, e danno modo di discutere sulle varie proporzioni e sulla partecipazione al gioco, ma ci si vorrebbe concentrare su altri dati che emergono e che sono quelli che riguardano il comportamento prevalente nei confronti del gioco.

Prima di tutto ci interessa valutare come viene affrontato il gioco compulsivo: diversamente da tutte le altre dipendenze che pure vanno ad “intaccare” il vivere delle persone fragili ed influenzabili e che sono state trattate dalle istituzioni in modo più diretto e costruttivo di come si sta affrontando il disturbo da gioco d’azzardo, le persone che devono effettuare il percorso per affrontare il gioco problematico sono particolarmente sospinte dalla rete familiare o dagli affetti più vicini. Poi, come detto, si vuole valutare il comportamento prevalente verso il gioco d’azzardo: risulta più frequente quello nelle sale da gioco mentre il gioco online, relativamente alle scommesse, al poker ed altri giochi, è riferito ad una proporzione limitata di utenti. Oltre il 30% ha un comportamento di gioco “quotidiano” e quello che oggi risulta “interessante” è che risulta farlo nei luoghi predisposti al gioco legale con una percentuale di oltre l’85%.

Ora, si vuole anche valutare la promozione di iniziative per la dismissione di macchinette, sia slot che Vlt ed anche i percorsi relativi all’educazione ed alla prevenzione del gioco problematico. Quasi tutte le città mettono in atto progetti come quello “X-Gioco” del Comune di Cervia che sollecita gli esercenti del territorio a valutare di non posizionare o dismettere le apparecchiature da intrattenimento installate nei propri locali. Il progetto è stato sostenuto dalla Regione Emilia Romagna con un contributo di cinquemila euro per lo sviluppo di eventi che hanno “il compito” di indirizzare la scelta dei cittadini presso i locali contraddistinti dal marchio “slot-Free Er”. E questo viene a concretizzarsi a mezzo di manifestazioni pubbliche, concerti, attività di gioco sano e positivo all’aperto, ma anche con momenti di confronto con professionisti del settore: “tecnici” della cura del gioco problematico ai quali, eventualmente, rivolgere domande specifiche che saranno “esaurite sapientemente” in virtù della tanta esperienza che gli stessi hanno accumulato negli anni nella frequentazione del mondo del gioco d’azzardo e delle sue derive.

Ovviamente, si combatte tanto contro il disturbo da gioco d’azzardo, ma per fortuna si sa anche che non tutti coloro che si interfacciano con il gioco debbono forzatamente essere coinvolti dalla compulsività e dall’ossessione per le vincite al gioco: tanti, tantissimi giovani giocano in modo sano e divertente, intrattenendosi con i loro personaggi preferiti. Ma, è logico che ci si preoccupi di coloro che, invece, vivono purtroppo il gioco come una sorte di chimera che possa cambiare la loro vita (che, generalmente, è problematica, non serena e della quale sono naturalmente poco soddisfatti). L’operato che mettono in campo gli Enti Locali per coinvolgere gli esercizi e farli aderire ai vari progetti per “allontanare il gioco” dalla vita quotidiana possono essere da una parte encomiabili, ma fanno anche riflettere sul fatto che, però, tutta questa ossessione di voler proibire il gioco non arrivi a sortire, alla fine, l’effetto contrario e ci si trovi con giocatori che per rispettare i distanziometri, le fasce orarie e quant’altro non si indirizzino, per pura semplicità o comodità, presso i punti dove il gioco lecito (e le sue restrizioni) non c’è.

Ma l’altro gioco, quello illegale, è accattivante, sempre disponibile, senza ostacoli, senza limiti: e quindi, ci si domanda per quanto tempo ancora il “giocatore tipo” si rivolgerà alla legalità per seguire un suo impulso personale di gioco? Oppure per mera comodità e senza “tanto spremersi il cervello” per indovinare dove e quando potrà giocare troverà le porte aperte per giocare altrove anche se magari in un luogo non certo tutelato? Si è quasi certi che le istituzioni abbiano messo in conto anche questo: ma, anche se non se ne è completamente sicuri, dare al gioco illecito la possibilità di “raccogliere i cocci” del gioco lecito è un grave atto di resa e forse di superficialità finale. Senza contare, e si continuerà a ripeterlo all’infinito e per chi scrive sta diventando “quasi un mantra”, che fine faranno tutte quelle imprese che nel proibizionismo attuale, messo in essere dalle istituzioni, non avranno più possibilità di vivere “commercialmente”? Ci sarà pure una risposta da dare!

Pubblicato il: 25 giugno 2018 alle 13:42 - Autore:

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