Di Maio ricorre al Gioco per il reddito di cittadinanza

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Non si comprende se sia un passo indietro oppure che il nostro vice premier penta-stellato abbia deciso di “sfruttare” le risorse del gioco per “interventi statali”: ma la decisione che appare presa relativamente all’impiego dell’aumento del Preu va su questa strada e forse, e si sottolinea forse, ci si trova ad usufruire palesemente delle sue risorse per qualcosa che riguarda il sociale. E ciò non sembra possibile vista la battaglia contro il mondo dei giochi che proprio il vice premier Di Maio ha messo in atto con il divieto alla sua pubblicità inserito nel Decreto Dignità e che sembrava studiato per distruggere “l’immorale” mondo dell’azzardo. Infatti, da una nota pubblicata sul blog ufficiale del Movimento 5 Stelle lo stesso dichiara “Continueremo la stretta sul gioco d’azzardo, che per noi è una questione etica ancor prima che economica e nel prossimo triennio il prelievo sulle somme giocate nelle new slot e videolottery porterà nelle casse dello Stato oltre 700 milioni di euro in più. E con questi soldi finanzieremo il reddito di cittadinanza, quota 100e gli investimenti, così da far crescere il Pil e l’occupazione a ritmi più degni di un Paese come l’Italia”.

Ufficiale, quindi, a questo punto che si andranno ad usare le risorse dei giochi, ed anche quelle dei migliori casino online, per interventi sociali come il reddito di cittadinanza, Quota 100 per le pensioni ed “investimenti” in senso generale: allora Di Maio si rende conto che esiste il mondo del gioco pubblico e che con le sue risorse “si può fare qualcosa di buono” e non solo che questo porti immoralità? Dunque, sino ad ora di che cosa si è parlato da parte del Movimento 5 Stelle e, particolarmente, del suo leader, ora vice premier? Sinceramente, chi scrive non riesce a comprendere come ci si possa scagliare contro un settore che contribuisce in modo più che tangibile all’economia del nostro Paese quando si ha (purtroppo o per fortuna) la possibilità di “usarlo” per scopi non ludici ma di interesse nazionale. In fondo, ci sono Paesi come la Gran Bretagna che dal gioco “estraggono capitali” per sostenere iniziative di svariato genere a livello nazionale: che siano di sport, di cultura, di sostegno per le persone disagiate.

Senza farsi alcun problema perché ritengono il settore dei giochi un settore commerciale o di servizi come tanti altri ne esistono sul territorio: forse questa è la strada giusta senza ritenere che sia immorale o discutibile (da parte dell’opinione pubblica ed una volta per tutte) ricorrervi se la Nazione ne ha necessità. Certo sarebbe un gran passo in avanti per il mondo del gioco pubblico venire considerati un “qualsiasi altro settore commerciale” che contribuisce al sostentamento del Paese, in attesa ovviamente che l’Esecutivo provveda ad eliminare le famigerate “pensioni d’oro” dei nostri politici, alla riduzione dei loro stipendi, ai vitalizi ed a tutto ciò che gravita attorno al settore politico come sostentamento dei suoi protagonisti che già, inutile ricordarlo, hanno vantaggi infiniti che si riflettono anche nella loro vita privata (cosa che non sembra assolutamente giusta).

Vedremo tra qualche tempo che tipo di atteggiamento prenderà il nostro Esecutivo Giallo-Verde nei confronti dei giochi quando dovrà, come promesso, provvedere al suo riordino definitivo sperando che non si finisca in una sua “cancellazione totale” dall’italico territorio. Ma Di Maio, in questa nota sul blog, continua a riferirsi al gioco e le sue esternazioni non finiscono ancora: “Con la Manovra del Popolo stiamo facendo una cosa che non si vedeva da decenni in Italia: c’è chi ha sempre contribuito meno alla fiscalità come i grandi colossi di Banche, Assicurazioni e gioco d’azzardo…..” Troppo semplice, però, dire “la lingua batte dove il dente duole”: è evidente che il mondo dei giochi a Di Maio proprio non va giù e continua a nominarlo ed a “perseguitarlo verbalmente”, ritenendo che sia sempre stato un mezzo immorale composto non da persone o cittadini che pagano le tasse, e sopratutto messi a quel posto (per offrire il prodotto gioco pubblico) a mezzo di una concessione “profumatamente pagata” dagli operatori e da tutti i gestori di slot machine gratis. Questo per il vice premier non è importante e non conta: quello che per lui è essenziale, evidentemente, è cercare di eliminare tutto quello che il gioco rappresenta (quindi le famose lobby) e toglierlo dalla vita delle persone che con questo intrattenimento si divertono.

Il programma dell’Esecutivo Giallo-Verde dovrebbe essere quello di equilibrare una situazione economico-finanziaria ingiusta dove hanno pagato sempre e comunque solo le piccole e medie imprese, mentre i “colossi” di qualsiasi settore (ma per Di Maio particolarmente quelli del gioco d’azzardo) non hanno mai pagato il giusto. Per tutti i Governi anche precedenti a quello Giallo-Verde, d’altra parte, le piccole e medie imprese hanno rappresentato e rappresentano il “cuore” della imprenditoria nostrana e, quindi, coloro che producono ricchezza nel nostro Paese: ma sono sempre state costrette a vessazioni continue mentre sono un patrimonio ovviamente da tutelare. E Di Maio continua nella sua nota sottolineando che “finalmente paga che non ha mai pagato ed è stato sempre privilegiato nonostante talune attività causino danni sociali, come nel caso del gioco d’azzardo….”.

Torna sempre fuori questo benedetto settore ludico che è una vera ossessione per il nostro vice premier che non fa nulla per nascondere questa avversione. Vedremo, tra breve, come finirà l’industria del gioco, le sue imprese ed i suoi operatori. Vedremo se questo settore sarà “espulso” dall’italico territorio, oppure se le sue aziende verranno tutelate in qualche modo considerando che l’intendimento dell’Esecutivo Giallo-Verde è quello di “dare respiro a coloro che hanno sempre pagato più del dovuto (e sembra proprio che il mondo dei giochi eccella in questo) ed che a volte hanno dovuto chiudere baracca a causa di un fisco troppo elevato e di una burocrazia assurda (ed entrambe le cose si potrebbero riferire in modo ‘perfetto’ sempre al settore ludico)”. Ma forse i cittadini, uomini e donne che compongono il gioco pubblico, non vengono considerati “imprenditori da tutelare” dal nostro vice premier penta-stellato!

Pubblicato il: 17 Dicembre 2018 alle 13:54 - Autore:

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