Decreto Dignità: Tutti i dubbi ed i suoi paradossi

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Lo spettro di azione del Decreto Dignità, con il divieto alla pubblicità dei giochi e delle scommesse che contiene, non vi è dubbio che sia “a largo raggio”: da ora, comprendendo anche la data del 1° gennaio 2019, la pubblicità ludica non dovrà più esistere in nessuna parte del nostro italico territorio, ivi compresa quella che viene effettuata online che sarà il segmento più penalizzato e messo in difficoltà. Si sta parlando di questo provvedimento ormai da un po’ ed una parte dell’opinione pubblica “si è quasi convinta” che sia stato un percorso giusto intrapreso dal Governo del Cambiamento, anche se sembra che lo scopo di tutto questo non sia la tutela della salute dei cittadini “più deboli”, e che possono essere coinvolti nel disturbo da gioco d’azzardo, ma la distruzione del settore dei giochi, con tutto ciò che vi gravita attorno, che non è certamente poco.

Ma a parte il risultato che questo divieto provocherà all’intera filiera del mondo dei giochi, ciò che dovrebbe essere considerato è la distinzione tra una “pubblicità” ed una “promozione” del gioco d’azzardo: ancora oggi, ad approvazione definitiva della Legge, si inseguono una serie di quesiti dentro e fuori all’industria del gioco che stanno mettendo sotto pressione molti studi legali alla ricerca di pareri interpretativi attendibili ed alternativi del provvedimento che, probabilmente, saranno destinati a concludersi con una serie di contenziosi. Infatti, nonostante “l’estensione” del decreto sia quasi globale, e non lasci apparentemente alcuno spiraglio, esistono degli ambiti di applicazione che richiedono chiarimenti da parte delle Autorità competenti al controllo di questo divieto.

O forse, addirittura, una disciplina specifica poiché vi sono tante situazioni “pubblicitarie” che si prestano ad interpretazioni particolari: come, per esempio, le insegne che sono posizionate all’esterno dei locali, ed in particolare sulle soglie dei tabaccai, per indicare che all’interno di quell’esercizio si offrono servizi di gioco, come quello delle ricevitorie: questo è un prodotto che non hanno tutti gli esercizi, ma soltanto alcuni e per questo andrebbe segnalato. Ci sarebbe da aspettarsi che queste insegne siano escluse dal campo di applicazione del divieto, nonostante la norma includa anche i “richiami indiretti” e questo possa far recepire l’esatto contrario.

E, quindi, quando un’insegna si potrebbe definire un servizio di informazione per la clientela e quando potrebbe ricadere nell’ambito della pubblicità? E si avrebbe bisogno di maggior chiarimento anche per le vetrine e segnaletiche esterne dei locali di gioco che non potranno più svolgere il ruolo di richiamo per i giocatori. Ma non si può neppure pensare di rendere questo tipo di locali indistinguibili da altri edifici, come accadrebbe se il provvedimento imponesse vetrine neutre senza alcuna insegna, visto che almeno per ora ad essere dichiarata illegale è la sola pubblicità e non certamente l’attività ludica. E per “allargare” maggiormente il campo dei cosiddetti “paradossi”, dovranno essere rimossi anche i loghi aziendali delle società di gioco che compaiono sui furgoni e mezzi di trasporto e quelli presenti sui gadget che vengono distribuiti ai clienti od ai visitatori nei pubblici esercizi.

E non è che cambiando location ed abbandonando l’esterno delle attività ludiche le cose cambino: anche all’interno dei locali di gioco lo scenario non è chiaro. Anche qui bisognerà capire bene cosa si può fare e cosa no. Se la sola esposizione di un tagliando della lotteria, e si parla ovviamente di quella istantanea considerato che quella nazionale risulta invece esonerata dal divieto, oppure di una schedina dei giochi numerici, sarà da considerare una promozione di questi giochi. Ciò andrebbe a significare che tutta l’attività ne verrà stravolta, arrivando però al limite dell’esercizio della libertà di impresa e forse si andrebbe a toccare anche ogni limite di legittimità.

E non finisce qui: anche l’ambiente online non è immune da dubbi ed incertezze. I rischi anche in questo segmento sono gravi se non addirittura maggiori. Non si potranno più pubblicare banner pubblicitari o rimandi diretti ai siti di società di gioco e su questo non ci possono essere interpretazioni diverse da quelle dell’evidenza nuda e cruda. Ed una volta entrati su di un sito internet di un operatore di gioco cosa potrà o non potrà comparire sulle pagine web? I classici bonus enfatizzati potranno sempre esserci, oppure si potranno spiegare le varie modalità di gioco? Anche in questo caso la logica suggerirebbe una risposta, anche immediata, magari con una forma maggiormente esplicativa e dettagliata per rispondere ad una serie infinita di interrogativi che vengono alla mente.

Interrogativi che si sono esposti in minima parte, ma che saranno destinati a “moltiplicarsi” (come i più famosi “pani e pesci”) con il trascorrere delle giornate e con la presentazione dei dati di fatto che mano a mano operatori ed utenti andranno ad affrontare. E senza dimenticarsi di ricordare che fine faranno le fiere e gli eventi del settore dei giochi? Continueranno il loro corso (essendo oltre tutto già sotto contratto), tenendo conto che le prossime edizioni di autunno e primavera rappresentano il principale strumento di promozione di un mercato settoriale. Anche qui, probabilmente, sarà indispensabile una disciplina che riguardi e tuteli almeno il business e le comunicazioni tra aziende ed operatori e non coinvolga il pubblico.

Sino a questo punto si è riflettuto sui dubbi interpretativi degli addetti ai lavori: ma da qui si può passare anche agli “altri interrogativi” relativi all’impatto della legge del Decreto Dignità sull’esterno del settore: per esempio, i quiz televisivi che rientrano in “altre forme di gioco d’azzardo”, ma che non vengono ancora riconosciute come tali, o quanto meno l’opinione pubblica non li considera così, pur rientrando in questo tipo di definizione. Non se ne parla nel provvedimento di divieto: ma se è davvero e per chiunque vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa ai giochi, non potranno più andare in onda quelli in cui si punta su un pacco o si è sottoposti a qualsivoglia tipo di prova di abilità in cambio di danaro visto che, per definizione, di “azzardo” si tratta. Quindi, cambio anche in TV e che cambio!

Pubblicato il: 14 settembre 2018 alle 14:26 - Autore:

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