Conciliare due visioni diverse sul riordino del gioco

riordino del gioco

Bisogna, senza ombra di dubbio, partire dal concetto che qualsiasi provvedimento non conforme ai contenuti dell’intesa raggiunta il 7 settembre 2017 e relativa al mondo del gioco pubblico, potrà essere sottoposto alle Autorità Giudiziaria per la violazione del principio di legale collaborazione. Questo è ciò che succederà, quindi, se qualcuno o “qualcosa” (leggesi istituzioni comunali o regionali) andrà CONTRO ciò che è stato concordato e sottoscritto in Conferenza Unificata e che rispecchia l’intendimento di tutti i suoi protagonisti (consenzienti).

Come è ormai arcinoto, questa famigerata intesa avrebbe dovuto essere “tradotta” con un apposito decreto ministeriale da emanarsi entro il 31 ottobre 2017: data evidentemente ed abbondantemente trascorsa. Così, l’intesa è stata ratificata dalla Legge di Bilancio che interviene, come già successo, per “colmare le lacune” del sistema: purtroppo, però, interviene con provvedimenti poco chiari.

Invece di fare chiarezza in merito alle “criticità” emerse tra Stato ed alcune Regioni (ribelli), con la Legge di Bilancio si continua “a complicare ulteriormente le cose”, qualora sia possibile, vista la confusione nella quale l’intesa sul riordino ha “gettato” il settore del gioco. Infatti, la disposizione normativa richiamata prevede che “… le Regioni adeguano le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico all’intesa sancita in sede di Conferenza Unificata in data 7 settembre 2017”, e dimostrandosi oltremodo superficiale, non stabilisce alcun termine per tale “adeguamento”.

E non solo, ma afferma in modo improprio che le leggi regionali riguardano la “materia di dislocazione di punti vendita”, aspetto di per sé stesso di pertinenza dei Comuni che hanno già istituito il tema delle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili. Ora, ma come si possono conciliare in modo concreto due punti previsti dall’intesa che se non vengono ben coordinati tra loro, potrebbero essere fonte di una marea di contenziosi? Ecco, qui, i “dubbi” contenuti nel testo dell’intesa sul riordino:

  • le Regioni o gli Enti Locali per una maggiore prevenzione nei confronti dei minori e nella lotta al disturbo da gioco d’azzardo, nonché per il contrasto al gioco illecito, dovranno adottare criteri che consentano una distribuzione equilibrata sul territorio dei punti vendita con gioco prevalente.
  • Le disposizioni relative al contrasto delle patologie attinenti la dipendenza da gioco d’azzardo emanate da ogni Regione o Provincia Autonoma, se prevedono una tutela maggiore, continueranno ad esplicare la loro efficacia.

Da una parte, quindi, le normative regionali in vigore, che prevedono una “forma di tutela maggiore”, continueranno ad essere efficaci, mentre dall’altra Regioni ed Enti Locali dovranno prevedere “una equilibrata distribuzione sul territorio” dell’offerta di gioco. Sarà difficile conciliare questi due punti: infatti, esistono normative regionali che per garantire il territorio e la popolazione implicano l’allontanamento dei punti di gioco tramite lo strumento del “famigerato distanziometro”, cosa che non può assolutamente garantire una “equilibrata distribuzione”!

La Legge di Bilancio 2018 avrebbe dovuto, chiarire questa dubbia interpretazione in modo da non incorrere nel futuribile rischio di ulteriori contrasti tra lo Stato centrale e gli Enti Locali, contrasti che di fatto vanificano tutti gli sforzi fatti per arrivare a quella benedetta intesa sul riordino. Invece, la Legge di Bilancio 2018 statuisce unicamente che le Regioni adegueranno le proprie leggi all’intesa, dimenticandosi oltre tutto che proprio la stessa intesa faceva salvi i provvedimenti regionali attualmente in essere, contenenti forme di tutela maggiore per il contrasto al disturbo del gioco d’azzardo.

Pubblicato il: 22 Gennaio 2018 alle 14:10 - Autore:

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