Aumento del Preu: Il gioco rischia di scoppiare

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Quando si parla di Preu bisognerebbe anche essere a conoscenza di quanto lo stesso sia cresciuto, recentemente, per avere almeno un’idea di quello che si vuole sottolineare: questa tassazione, della quale sono destinatari unicamente coloro che detengono le apparecchiature da intrattenimento, e quindi solo questo segmento del gioco, negli ultimi sei anni ha avuto ben cinque “balzelli sostanziosi” e sino al 2021 sono già stati preventivati ulteriori rincari nonostante il Governo del Cambiamento stia facendo di tutto (vedasi Decreto Dignità e relativo divieto alla pubblicità ai giochi) per far quasi scomparire l’intero settore impegnandosi veramente in modo alacre.

Ecco perché, qui, si vuole ricordare il percorso periglioso del Preu con i suoi aumenti: 2013-2014: 12,7%; 2015 13% + quota parte dei famigerati 500 milioni, una misura assorbita quasi esclusivamente dalle società di gestione: 2016: 17,5%, 2017: 19%; 2018: 19,25%. 2019: 19,6%: 2020: 19,68%; 2021: 19,75%. La pressione fiscale, complessivamente, è cresciuta di più del 50% e questo come ormai quasi tutti sanno ha reso il comparto italiano delle apparecchiature da intrattenimento e delle slot machine il più tassato in Europa, anzi, si potrebbe dire il più “tartassato”. Nel nostro Paese la raccolta del gioco attraverso gli apparecchi da intrattenimento ha una pressione fiscale media del 58,4%, rispetto al 38% della Spagna, al 25% del Regno Unito (ladddove il gioco sembra il meglio gestito a livello Europeo) ed al 22% della Germania.

Senza paura di essere smentiti, oggi, questo significa che la tassazione in essere può far rischiare la definitiva implosione dell’industria del gioco lecito: ma, come di consueto, alla presentazione di ogni legge di Stabilità arriva la solita incoerenza legislativa: la pretesa dello Stato di reperire risorse erariali da un settore di cui si vuole decretare la scomparsa e che si dichiara apertamente essere “la causa di tutti i mali del nostro secolo” e va, quindi, bandito! Ma i suoi introiti certamente no, quelli rimangono da tenere in considerazione. Infatti, da anni, il comparto delle apparecchiature da intrattenimento è quello che più di ogni altro contribuisce al gettito erariale ed è lo stesso che è stato maggiormente sottoposto a continui incrementi della pressione fiscale. E, di conseguenza, la domanda che il cittadino comune si pone è: come si può pensare di creare maggiori entrate da un’attività economica che la politica sta restringendo sino a costringere le attività ludiche alla chiusura od addirittura alla scomparsa?

I Comuni, anche in virtù dei nuovi ulteriori poteri che sono stati loro “concessi” dall’intesa sul riordino uscita dalla famosa Conferenza Unificata dello scorso anno, possono contrarre quasi all’infinito l’offerta di gioco con la semplice individuazione di un luogo sensibile? La politica, il populismo che si è appropriato anche del nostro Paese ed una certa demagogia possono far arrivare messaggi a discredito del mondo del gioco d’azzardo pubblico, mentre i numeri che questo settore “produce” restano: la raccolta del gioco fa guadagnare sempre e comunque le casse dell’Erario. Ma per mantenere alti i livelli per le casse statali forse bisognerebbe rispettare tre cose: la pressione fiscale dovrebbe essere al di sotto della soglia di dis-economicità delle attività, lotta al gioco illegale e quindi non autorizzato, uniformità sul territorio nazionale delle normative per quanto attiene la distribuzione dell’offerta di gioco e la possibilità di inserimento dei prodotti leciti a livello terrestre.

Di fronte a queste tre prerogative che possono mettere il gioco pubblico in condizione di poter aumentare le risorse per le casse dell’Erario si hanno le dichiarazioni della politica secondo le quali, dopo quanto contenuto nel Decreto Dignità relativamente anche al divieto della pubblicità, e predisposto dallo stesso Governo del Cambiamento per coprire il consueto buco annuale di bilancio, si richiedono ulteriori aumenti in previsione delle agevolazioni fiscali per i piccoli Comuni con meno di ventimila abitanti ed a copertura degli aiuti per le isole minori, e si prospetta una recessione obbligatoria tale da condannare un intero comparto alla chiusura con annessi, naturalmente, i rischi di licenziamenti che già si stanno concretizzando.

Ma l’italica politica può prendere le decisioni che ritiene più opportune per salvaguardare il proprio “buco di bilancio”, mentre, però, la tassazione imposta condanna operatori del gioco onesti, e l’intera industria del settore, all’espulsione dal mercato, purtroppo favorisce indirettamente il mercato illegale, mentre la concessione dell’applicazione dei famigerati “distanziometri” non fa altro che restringere ulteriormente la capacità lavorativa del gioco legale . Questa situazione non vi è dubbio che contribuirà a spingere i giocatori verso la ricerca del gioco non autorizzato che non deve soggiacere né ad orari, né a distanziometri, né al pagamento di “svariati Preu”. La politica, quindi, è fatta di scelte e queste che abbiamo elencato nelle righe precedenti sono le scelte del Governo Giallo-Verde ed il mondo dei giochi dovrà farsene, forzatamente, una ragione.

Ma almeno che si abbia “la faccia” di non nascondersi “dietro il dito della lotta al gioco problematico”, perché questa sarebbe l’ennesima presa in giro da parte dell’Esecutivo nei confronti dell’industria del gioco terrestre, delle sue imprese e dei suoi operatori. Ed a meno che non si voglia passare dall’attacco al gioco ed alla chiusura domenicale delle attività, a concretizzare l’obbiettivo di spingere i giocatori verso il modello del gioco online poiché questo comporterebbe, ma si spera che il nostro Ministro del Lavoro insieme a tutto il nuovo Esecutivo ne abbiano tenuto il debito conto, una profonda crisi per quanto riguarda l’occupazione, crisi che così facendo potrebbe espandersi a macchia d’olio anche in altri settori lontani da quello del gioco d’azzardo.

Pubblicato il: 3 Ott 2018 alle 14:40 - Autore:

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