Apparecchi di gioco e scommesse vengono equiparati

apparecchi di gioco e scommesse

Anche chi non si interessa del mondo del gioco d’azzardo, ormai, sarà a conoscenza che le apparecchiature da intrattenimento sono quegli “strumenti di gioco” additati dal pubblico perbenista e benpensante come “il padre di tutti i mali” o la “disgrazia del nostro secolo”: si sono letti fiumi di parole, più o meno carine, nei confronti delle “famigerate macchinette” ed ecco il motivo per cui tutti le conoscono, anche coloro che di gioco proprio non hanno sentito molto parlare. I media hanno contribuito a renderle famose, sviscerando le problematiche del gioco in modo da far risalire completamente ed unicamente a queste apparecchiature da intrattenimento le derive più pericolose che possano concretizzarsi nel gioco compulsivo: così, anche chi non gioca sa che da questi apparecchi… bisognerebbe rimanere lontani se non si approcciano nel modo giusto.

Quindi, sinora, si è intesa la pericolosità delle macchinette così come ci è stata presentata “da più parti”: ma ora, però, non saranno più sole in quanto il Tar Puglia ha ritenuto che la “pratica delle scommesse” può essere dannosa al pari dell’utilizzo degli “apparecchi di gioco”. Nel ribadire, quindi, la fermezza della propria decisione il Tar Puglia respinge il ricorso di un titolare di un’agenzia di scommesse contro il Comune di Aradeo (Lecce), contro la Questura di Lecce e contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per l’annullamento del provvedimento che disponeva l’inibizione della raccolta del gioco nel suo locale in quanto lo stesso risulta essere ubicato in un raggio inferiore ai 500 metri da diversi “luoghi sensibili” in virtù della Legge Regionale vigente e, precisamente, due impianti sportivi ed una scuola elementare, nonché l’oratorio di una parrocchia.

E questa decisione viene espressa in base al rilievo che dalla Legge dello Stato discende il principio della legittimità di interventi a contrastare il gioco problematico basato sul rispetto delle distanze minime dai luoghi sensibili, ma non anche quello della necessità della previa “definizione della relativa pianificazione a livello nazionale”. E poi la Legge Regionale che introduce una disciplina operativa al di fuori del procedimento di pianificazione non viola, di conseguenza, alcun principio fondamentale in materia di tutela della salute.

I Giudici di quel Tribunale Amministrativo Regionale, hanno bocciato e respinto i motivi del ricorso, ma secondo il ricorrente l’estensione del divieto “distanziometrico” anche ai centri di scommesse ippiche e sportive, oltre che a quelli di apparecchi di gioco con vincita in danaro, sarebbe in contrasto con il “principio di ragionevolezza”, intaccando persino la libertà di impresa. E questo poiché nelle scommesse ippiche e sportive si potrebbero rinvenire profili di abilità assenti completamente nell’utilizzo degli apparecchi da gioco e sotto un altro profilo esisterebbe la diretta attività di intermediazione svolta dal personale nei confronti dei giocatori, cosa assolutamente assente nell’utilizzo degli apparecchi di gioco.

Ma per il Tar Puglia, per ciò che concerne la denunciata irragionevolezza contemplata nell’art.3 della Costituzione, la stessa deve ritenersi insussistente, posto che la salute delle fasce di popolazione debole è suscettibile di pericolo, sia da parte dell’utilizzo degli apparecchi di gioco, sia da scommesse ippiche e sportive. Nel proseguire, poi, nel “raccontare” cosa accade al gioco d’azzardo, sempre sul territorio pugliese, bisogna anche riferire della sentenza del Consiglio di Stato che respinge l’appello contro l’ordinanza del Tar Puglia che aveva disposto la sospensione della Scia per un punto scommesse che non rispetta i dettami della Legge vigente sul gioco problematico. Ma questo non senza sottolineare che il carattere di sospensione di una Scia non può che avere effetti temporanei e che non si ravvisano motivi per la sospensione dell’ordinanza impugnata, visto che l’intendimento sollevato dal ricorrente sarebbe apprezzabile esclusivamente in sede di merito.

Queste le premesse che “annunciano” la sentenza dei Giudici del Consiglio di Stato che respingono, come detto, l’appello presentato da una società contro il Comune di Galatone (Lecce) per la riforma dell’ordinanza cautelare del Tar Puglia relativa alla sospensione della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ed il divieto di prosecuzione di somministrazione di alimenti e bevande “sino all’acquisizione delle determinazioni del caso” da parte degli Enti competenti e diffidando la stessa società ricorrente dal proseguire la propria attività”. Per i Giudici Amministrativi, la sospensione era sostenuta dalla non conformità dell’ubicazione dell’esercizio in relazione alle norme della Legge Regionale del 13 dicembre 2013, poiché detto esercizio è disposto a meno di 500 metri da un istituto scolastico e da un luogo di culto.

Pubblicato il: 9 giugno 2018 alle 14:00 - Autore:

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